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@epicfnm

La coscienza dell' ombra 🦉 Aria nuova 🦅

Katılım Mart 2011
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Fabrizio
Fabrizio@IlConteF·
@gaiatortora Nessuno si rende conto della gravità del fatto che giudici e PM stiano festeggiando insieme.
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Nmarru
Nmarru@Nmarru·
@odilelly Per ora li ho persi tutti..anche il NO al taglio degli onorevoli non andò come speravo..
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Max Vader
Max Vader@Potereaisith·
L’avete voluto voi questo sistema. Da oggi in poi non lamentatevi più. Avete fatto vincere una casta per paura di cambiare. Come avviene sempre in questo Paese #ReferendumGiustizia2026
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Max Vader@Potereaisith

L’Italia è un paese meraviglioso. Pieno di gente che gode per l’immobilismo e per aver permesso ad una casta di aver mantenuto il suo potere. Complimenti connazionali, voi sì che capite #ReferendumGiustizia2026

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Davide Scifo
Davide Scifo@strange_days_82·
Il popolino ha salvaguardato gli interessi di una casta che li mette in gattabuia senza uno straccio di prova. Siamo un popolo di ignoranti, non c’è nulla da fare. #affluenza #referendumgiustizia2026
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SempretuaNemesi
SempretuaNemesi@epicfnm·
Che profonda delusione! Ma forse ho sbagliato io, credendo all’illusione di un Paese ancora riformabile, malgrado il minimo potenziale di uscire dal declino culturale, sociale ed economico in cui versa. Purtroppo, mancano le basi.
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Emerenziano Paronzini 🇱🇮🌳
Il popolo è sovrano ed ha sovranamente rinunciato a qualsiasi diritto di lamentarsi della giustizia. Tenetevi i Gratteri nella speranza di non diventare mai un Enzo Tortora. #referendumgiustizia2026
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Luigi Marattin
Luigi Marattin@marattin·
Nel paese del liberismo selvaggio.
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Bartolomeo Mitraglia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia·
MORTE DI UNA NEMICA DELLO STATO - di Roberto Riccardi Sara Ardizzone si era alzata in piedi davanti a un giudice della Repubblica e aveva letto il suo proclama: "Sono anarchica. Sono nemica di questo Stato. Credo nella giustezza della violenza degli oppressi." Il giudice aveva ascoltato. Non aveva acquisito lo scritto agli atti. Non aveva mosso nuova accusa. L'aveva rimandata a casa. Diciotto mesi dopo la donna è saltata in aria nel Parco degli Acquedotti a Roma, uccisa dalla bomba che stava fabbricando con il compagno Alessandro Mercogliano. Dentro l'ordigno c'erano chiodi e nitrato d'ammonio in una pentola a pressione. Un ordigno troppo ingombrante per essere trasportato lontano, progettato per colpire a breve distanza. Nel quadrante sud di Roma, a poche centinaia di metri dal casolare, c'è il Polo Tuscolano: politecnico della polizia e caserma dei carabinieri. Ripeto, perché il concetto merita di essere scolpito: una militante si presenta in un'aula di giustizia, professa guerra allo Stato, dichiara legittima la violenza, e il sistema giudiziario la classifica come esercizio dialettico. Un segnale inequivocabile di pericolosità liquidato come retorica processuale. Diciotto mesi dopo i segnali diventano chiodi e nitrato d'ammonio. Non è un incidente. È il prodotto di una consolidata tendenza alla derubricazione che percorre la giustizia italiana quando si tratta di eversione di sinistra. Mercogliano aveva cinquantatré anni e un curriculum che parla da solo. Condannato a cinque anni nel maxiprocesso Scripta Manent per terrorismo, assolto in appello. Posizione archiviata nell'attentato alla caserma di Fossano, lo stesso per cui Cospito ha preso ventitré anni. Vent'anni nella Federazione Anarchica Informale, tra ordigni e plichi esplosivi contro politici, giornalisti e forze dell'ordine. Risultato netto: zero. Il dato è aritmetico, non polemico. Chi paga davvero? L'unico che marcisce al 41 bis è Cospito. Tutti gli altri attraversano indenni decenni di inchieste, processi, assalti e aggressioni. Escono dal tribunale e tornano a fabbricare bombe. Come Mercogliano. Come Ardizzone. Perché il dato che nessuno pronuncia ad alta voce è questo: in trent'anni di molotov, sabotaggi, assalti a sedi istituzionali e giornalistiche, pestaggi di poliziotti e aggressioni a militanti politici, la magistratura italiana non ha mai riconosciuto l'associazione a delinquere per l'area anarco-insurrezionalista. Mai. A Torino ventotto imputati di Askatasuna vanno a processo e l'accusa associativa viene smontata per tutti. A Marina di Carrara quaranta antagonisti pestano i militanti della Lega al banchetto elettorale: tre anni per arrivare a condanne irrisorie. La finalità di terrorismo evapora sempre. Il reato associativo si dissolve e restano le singole pietruzze: una resistenza qua, un danneggiamento là, pene sospese, fedine penali immacolate. Lo "scudo penale dei centri sociali" di cui ha parlato la premier Meloni non è un'iperbole polemica. È una fotografia giudiziaria. Proprio oggi si vota per riformare quella magistratura sbarrando il SI sulla scheda elettorale. Il tempismo della cronaca è più eloquente di qualsiasi comizio. Nel frattempo la macchina culturale della giustificazione gira a pieno regime. I portavoce di Askatasuna tengono conferenza stampa dopo centotre agenti feriti e spiegano che "il tema della violenza va complessificato." Il fondatore Bonadonna ammette a La Stampa che "il governo ci penserà tre volte prima di sgombrare un altro centro sociale." Un attivista di centro sociale va a Fuori dal Coro su Rete 4 a rivendicare la propria partecipazione agli scontri del 31 gennaio e a teorizzare: "Un minimo di lotta la devi fare. I compagni vogliono una rivolta seria, non la passeggiata del sabato." Arrestato, rilasciato. Nessuna conseguenza. E mentre i corpi di Mercogliano e Ardizzone non sono ancora freddi, i circoli anarchici pubblicano un documento che li celebra come martiri: "Sara e Sandro sono morti combattendo." Non morti. Morti combattendo. La bomba con i chiodi non è un errore da prendere le distanze. È una medaglia. Dalla celebrazione della violenza alla bomba con i chiodi il percorso è lineare. Non servono salti logici. Chi professa la legittimità della violenza in un'aula di tribunale e viene rimandato a casa senza conseguenze riceve un messaggio preciso: continua pure. Chi ascolta un picchiatore vantarsi in televisione senza finire in carcere capisce che il prezzo da pagare è zero. L'intelligence definisce l'anarco-insurrezionalismo "la minaccia più concreta" per il Paese. L'ex magistrato Otello Lupacchini parla sul Messaggero di "ritorno dell'anti-Stato ad alta intensità, con rischio stragista." Il rapporto Europol sulla situazione del terrorismo nell'Unione certifica trenta attentati anarchici su trentadue nel 2023 e diciotto su ventuno nel 2024, quasi tutti in Italia. Il Dipartimento di Stato americano classifica la Federazione Anarchica Informale tra le organizzazioni terroristiche globali. Ma i tribunali italiani continuano a trattare i suoi militanti come ragazzacci un po' esuberanti. Il covo della coppia era in via degli Angeli, un appartamento occupato abusivamente in ex locali dei servizi sociali comunali. Novecento metri più in là, in via Maia 6, nel 2003 la Digos scoprì il rifugio delle Nuove Brigate Rosse sequestrando l'appartamento di Nadia Desdemona Lioce. La topografia dell'eversione romana non cambia. I quartieri sono gli stessi. I metodi sono gli stessi. Solo lo Stato finge che sia cambiato qualcosa. Mentre Mercogliano e Ardizzone assemblavano l'ordigno al Parco degli Acquedotti, dove erano le sentinelle? L'intelligence li conosceva. La Digos li conosceva. I tribunali li avevano avuti davanti per anni. Eppure erano liberi di maneggiare esplosivo nel cuore di Roma. E soprattutto: dov'è la sinistra? Quella i cui esponenti andarono in pellegrinaggio a Sassari a visitare Cospito nel gennaio 2023, trasformando un terrorista condannato in un caso di diritti civili. Quando i seguaci di Cospito saltano in aria costruendo bombe con i chiodi il silenzio è assordante. Non una parola. Non un comunicato. Nemmeno il solito distinguo ipocrita tra "manifestanti pacifici" e "frange violente." Stavolta niente. Perché stavolta non c'è nulla da complessificare: ci sono due cadaveri, un cratere e i chiodi. Sara Ardizzone era nemica dello Stato. Lo aveva detto lei. Lo aveva scritto lei. Lo aveva letto ad alta voce davanti a un giudice della Repubblica italiana. Lo Stato l'aveva ascoltata, aveva annuito e l'aveva lasciata andare. Non l'aveva combattuta. Non l'aveva fermata. Non l'aveva nemmeno presa sul serio. La nemica dello Stato è morta per mano propria, vittima della bomba che stava costruendo per colpirlo. Una cronaca di morte annunciata. Pronunciata a voce alta in un'aula di tribunale. L'unico che non l'ha ascoltata è lo Stato.
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Vatnik Soup
Vatnik Soup@P_Kallioniemi·
A group of entitled champagne socialists went to Cuba to “deliver aid.” The group included Hasan Piker (wearing $1,380 Cartier glasses) and pro-CCP, pro-Kremlin Code Pink activists. They flew in first class, stayed at a five-star hotel, and partied all night while most Cubans had no electricity. They probably ate more food than they delivered.
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Leonardo Panetta
Leonardo Panetta@LeonardoPanetta·
Mentre L’Avana é totalmente al buio, al Grand Hotel Bristol Melìa, dove sono alloggiati molti degli attivisti di sinistra arrivati in questi giorni nell’isola, splendono le luci. I cubani filmano la situazione surreale. Accanto all’hotel a 5 stelle, con tanto di ristorante italiano, un ospedale senza corrente.
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Maurizio Scaltriti
Maurizio Scaltriti@ScaltritiLab·
Presto apriranno ospedali virtuali guidati da intelligenza artificiale. Che piaccia o meno. E faranno arrivare assistenza sanitaria in aree geografiche attualmente più difficili da raggiungere. Offrendo l’opportunità di essere loro i pionieri di questo sistema virtuale.
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Lunacharsky
Lunacharsky@silupescu·
I servizi segreti russi, alla vigilia delle elezioni ungheresi che si preannunciano disastrose per Orban, propongono di inscenare un falso attentato. Mi ricorda qualcosa, ma non so esattamente cosa.
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SempretuaNemesi
SempretuaNemesi@epicfnm·
"Non c’è nulla di più raro di una persona che pensa ciò che sente.” F. Nietzsche Perché quello che sentiamo va protetto e custodito. ❤️✨
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SempretuaNemesi
SempretuaNemesi@epicfnm·
@francescogilio7 Io o IO con doppia valenza, ma questa è una battuta sottile sullo stile del mio primo post che probabilmente non si capirà.
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SempretuaNemesi
SempretuaNemesi@epicfnm·
Oggi per qualche secondo è uscita anche la mia ombra.
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