Fabrizio Galbiati 🇺🇦

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Fabrizio Galbiati 🇺🇦

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@galbiaz

Katılım Ocak 2022
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franco
franco@fradei60·
@marsetac @fattoquotidiano Può inserire tutti i dati che vuoi ma c’è solo un innegabile fatto che l’energia in Italia è la più cara d’Europa, io le bollette le pago non me le sogno
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
Il @fattoquotidiano come sempre ci offre casi straordinari di manipolazione dell’informazione, naturalmente calibrata sulla mandria di analfabeti funzionali che ancora lo leggono, cui continua a ripetere, mentendo spudoratamente, che l’origine di ogni male è l’abbandono del gas russo. Cominciamo col dire che l’unico elemento reale dell’articolo è che il nostro PUN è effettivamente il più alto d’Europa, 116 €/MWh rispetto ad una media di 85. Questo però NON si traduce nelle bollette più care del continente, perché, strano a dirsi, ma la nostra tassazione è molto più bassa rispetto a paesi Come Germania, Irlanda, Belgio o Danimarca e disponiamo anche di una rete piuttosto efficiente, che consente di abbattere di molto i costi di distribuzione. Il nostro prezzo finale si attesta quindi in una fascia medio-alta di prezzo ma non è il più alto. Ma la bufala di gran lunga più clamorosa riguarda come sempre il gas russo, del quale il giornale di @marcotravaglio, al pari del partito di @GiuseppeConteIT, sono sponsor così accaniti da apparire quasi piazzisti. Il loro obiettivo è giocare sulla scarsa conoscenza che c’è delle dinamiche che regolano il mercato dell’energia, proponendo a ripetizione messaggi semplici ma falsi con la speranza di farli diventare nuove verità. Facciamo chiarezza. In tutta Europa, Italia inclusa, il costo dell’energia si basa sul meccanismo del “prezzo marginale”. I gestori nazionali (il GSE nel nostro paese) organizzano quelle che dobbiamo immaginare come aste. I produttori fanno pervenire ogni giorno le loro offerte, le quali vengono ordinate per prezzo crescente. Si parte con le rinnovabili il cui prezzo è prossimo allo zero per poi proseguire con nucleare, idroelettrico, carbone e gas, che rimane la fonte più costosa, perché agganciata alle fluttuazioni dell’indice TTF di Amsterdam (a sua volta NON legato direttamente al gas russo, visto che oggi, nonostante due guerre, lo stretto di Hormuz bloccato e la drastica riduzione di importazioni da Mosca, paghiamo il gas la metà rispetto al 2021, cioè in tempo di pace e con tutti i gasdotti aperti). I gestori mettono poi a sistema l’offerta con la domanda, partendo con l’offrire prima l’energia a basso costo e poi quelle sempre più care. Il prezzo al quale viene soddisfatta la domanda dell’ultimo KWh viene applicato a tutta l’energia fornita in quel momento e quindi corrisposta a tutti i fornitori. Il sistema, pensato per incentivare le rinnovabili (cui sono associati margini di profitto molto più ampi, avendo costi di produzione irrisori) fa sì che il PUN di ciascun paese dipenda conseguentemente dal mix energetico. In Germania e in Spagna, ad esempio, in determinate ore l’intero fabbisogno nazionale viene soddisfatto con le rinnovabili e dunque il prezzo unico (tasse e distribuzione escluse) è di appena pochi euro. Solo durante i picchi di consumo si ricorre a nucleare e gas applicando a tutta l’energia i relativi maggiori costi. Proprio da qui deriva il problema dei costi energetici del nostro paese. Essendo l’Italia molto indietro sulle rinnovabili ed avendo rinunciato al nucleare (che però importiamo da Francia e Svizzera), per soddisfare i nostri consumi si deve sempre ricorrere all’energia prodotta nelle centrali a ciclo combinato a gas pagando quindi costantemente un prezzo più salato rispetto ad altri paesi. Ecco quindi svelata la bufala Travaglio-contiana. Per abbassare le bollette non serve più gas russo, ma meno gas da dovunque provenga. La vera domanda è semmai perché questo volantino del supermercato della propaganda russa non perda occasione di rifilare menzogne pur di favorire la ripresa degli acquisti proprio del gas russo. Ed anche come mai nello stesso momento un partito che si dice ambientalista come il M5S insista affinché si rimanga legati ai combustibili fossili, anziché cogliere l’occasione per chiedere più impegno sulle rinnovabili. A pensar male, diceva qualcuno, si fa peccato, ma raramente si sbaglia…
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Elisa Mosini 🇪🇺🇮🇹
The future of Taiwan belongs to the Taiwanese people, and nobody else. The self-determination of peoples is a fundamental right. Taiwan’s democracy, identity, and destiny must be decided by the 23 million Taiwanese alone, free from coercion, threats, or imperial ambitions.
Elisa Mosini 🇪🇺🇮🇹 tweet media
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Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський
This week, the Russians launched more than 3,170 attack drones, over 1,300 guided aerial bombs, and 74 missiles of various types, most of them ballistic, against Ukraine. There were many hits on residential buildings and other civilian infrastructure. Unfortunately, 52 people were killed as a result of attacks this week. My condolences to their families and loved ones. Another 346 people were affected and injured, including 22 children. Our people need more protection, and everything that supports Ukraine’s air defense ultimately helps save lives. That is why the PURL initiative and additional contributions for anti-ballistic missiles are critical. And it is equally important to work in Europe on joint protection against ballistic missiles. We must be self-sufficient in defense so that Russian aerial terror cannot threaten Ukraine or any other country on the continent. I am grateful to all of our partners who have taken concrete steps to support our defense.
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
Sono molto affascinato dalla mandria di analfabeti funzionali che continuano ad attribuire alla Russia la vittoria sovietica del ‘45, nonostante, ad esempio, Ucraina e Bielorussia abbiano pagato in rapporto alla popolazione un tributo di sangue di gran lunga superiore. Ma c’è soprattutto un punto che non mi sembra chiaro. Solo l’Europa lottò contro il NAZISMO, e lo dimostrò subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, costruendo uno spazio di libertà e democrazia che era il suo esatto contrario. L’URSS si limitò invece a combattere contro i NAZISTI, cioè contro coloro che avevano tradito il patto Molotov-Ribbentrop col quale Hitler e Stalin per due anni pianificarono di spartirsi il continente. Il loro obiettivo non è mai stato opporsi ad una dittatura, ma solo sostituirla con un’altra.
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
Mesi fa l’amico Mattia Madonia aveva inviato all’Ordine dei Giornalisti del Piemonte una serie di segnalazioni relative ad altrettante menzogne pubblicate dal loro iscritto, tal @marcotravaglio, invitando altri a fare lo stesso. La risposta era stata un articolo pubblicato appena prima di capodanno a firma del Consiglio di Disciplina nel quale, con una straordinaria supercazzola, la presidente si appellava al diritto di cronaca, derubricando in sostanza le balle del direttore del Fatto a legittime opinioni. Nessun procedimento aperto e anzi questione chiusa con una roba del tipo “fate l’amore, non fate la guerra”. Chi mi conosce sa che per me tutto questo è semplicemente irricevibile. Le regole del nostro codice deontologico - peraltro aggiornato meno di un anno fa - sono a dir poco cristalline ed includono obblighi quale quello di verifica delle fonti, quello di attenersi scrupolosamente ai fatti e quello di rettifica qualora emerga che sono state pubblicate imprecisioni. Partendo dal presupposto che le norme, quando messe nero su bianco, non sono consigli amichevoli, ma vincoli ai quali ci si deve attenere per svolgere in modo corretto il proprio lavoro, ho preso spunto dall’iniziativa di Mattia, ma ho preferito dare al tutto una veste formale proprio per evitare che gli organi preposti al controllo potessero cavarsela di nuovo con quattro righe e una pacca sulla spalla. L’occasione è stata un editoriale uscito a febbraio, nel quale Travaglio, tra i suoi consueti sproloqui, ha riproposto la fandonia dei famigerati “5 miliardi della Nuland”, affermando cioè che nel 2014 l’allora numero due del Dipartimento di Stato USA Victoria Nuland avesse detto davanti al Congresso che gli Stati Uniti avevano investito 5 miliardi di dollari per costruire a tavolino le proteste in corso a Maidan, la piazza centrale di Kyiv. Facendo appello alla mia pazienza, ho scritto una mail alla redazione del Fatto per formalizzare la richiesta di rettifica, fornendo il link al video ancora disponibile su Youtube del discorso tenuto da Nuland nel dicembre 2013 (non nel 2014), nel corso di un incontro con ucraini residenti negli USA (quindi non al Congresso), nel quale la funzionaria spiegava che Washington aveva effettivamente speso 5 miliardi, ma non per fomentare proteste contro il presidente filorusso, iniziate il mese precedente, ma come somma degli investimenti fatti per accompagnare la democratizzazione del paese dal 1991 sino a quel momento (cioè nell'arco di 22 anni). Fondi che erano stati assicurati anche a praticamente tutti i paesi ex sovietici (Russia compresa). Per semplificare la comprensione di quel semplice concetto ho anche aggiunto un ulteriore link, quello che portava direttamente alla pagina del sito del Governo USA nel quale quell’intervento era integralmente trascritto. La richiesta di correzione del pezzo era dunque dovuta, perché le informazioni che conteneva erano banalmente false, dal momento che Travaglio, invece di citare le dichiarazioni di Nuland, sebbene pubblicamente disponibili, aveva invece copiato la manipolazioni che di quelle parole erano apparse sugli organi di disinformazione russi. Ho a quel punto atteso (inutilmente) due settimane, ben sapendo che il Direttore non avrebbe né risposto, né pubblicato la rettifica. E così l’11 marzo ho inviato una PEC all’Ordine, allegando tutto e chiedendo l’attivazione del Collegio di Disciplina per la palese violazione del Codice Deontologico. Risultato? A seguito di un sollecito, l’Ordine mi ha risposto ieri che, dopo ben 65 giorni, il Consiglio non ha ancora aperto alcun procedimento. Ora, se qualcuno pensa che io molli, ha decisamente sbagliato film. Il mio obiettivo è capire, con un caso di scuola come questo, quanto il sistema dell’informazione sia in grado di difendersi da simili situazioni, mettere in evidenza le falle delle regole che pure esistono, e far emergere eventuali complicità delle quali gode chi sfrutta la notorietà offerta dal suo lavoro, senza farsi carico delle responsabilità che ne derivano nei confronti dei lettori. Su questa vicenda pubblicherò aggiornamenti, appena ce ne saranno, ma è chiaro che, qualora dovessi ottenere ancora silenzi, mi vedrò costretto a chiedere alla Procura di Torino di verificare se tutti abbiano ottemperato agli obblighi connessi agli incarichi che ricoprono. TO BE CONTINUED...
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Caolan
Caolan@CaolanReports·
While bombing Ukraine, the Russians sent politicians to the world’s most prestigious art show and turned Venice Biennale into a playground for war criminals. I confronted the ambassador and exposed dirty money behind the scenes. Watch my investigation:
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Caolan
Caolan@CaolanReports·
While russian politicians party in Venice, waves of missiles & drones have pounded Ukraine. People are under the rubble of an apartment building in Kyiv this morning. Important for the world to see this footage and stop inviting this terrorist state back into civilised society
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Peter W. Kruger
La cosa più bella di questa storia dell'ambasciatore italiano in Uzbekistan arrestato con l'accusa di aver venduto visti falsi ad almeno 100 cittadini russi, non è tanto il fatto che un ambasciatore, che già guadagna tra i 250 e 350 mila euro l'anno (delle nostre tasse di contribuenti), sentisse il bisogno di "arrotondare" (pare fino a 16 mila euro a pratica - fatevi voi i conti). E' il fatto che di una storia così ghiotta, in cui ci puoi trovare di tutto, dai soldi illeciti alla corruzione ai più alti livelli dello stato, dalle infiltrazioni russe fino al traffico di immigrati illegali, sui media italiani non se ne trovi quasi traccia. Per molto meno, vedresti già la prime pagine dei giornali invocare massonerie, mafie, partiti politici, il "capitale" e complotti NATO. E, invece, no. Quando c'è la Russia di mezzo, tutto sparisce in un "blip". Ed è questo che fa veramente paura.
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
I democratici della Camera hanno ottenuto le 218 firme necessarie per aggirare il Presidente della Camera Mike Johnson e imporre un voto sulle sanzioni alla Russia e gli aiuti all'Ucraina dopo che il Repubblicano Kevin Kiley si è unito ai colleghi Brian Fitzpatrick e Don Bacon nel sostenere la petizione.
Republicans against Trump@RpsAgainstTrump

JUST IN: House Democrats secured the 218 signatures needed to bypass Speaker Mike Johnson and force a vote on Russia sanctions and Ukraine aid after Rep. Kevin Kiley joined Republicans Brian Fitzpatrick and Don Bacon in backing the petition.

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Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський
A rescue operation is currently underway in Kyiv at the site of a Russian drone strike on a nine-story residential building – an entire section of the building has been completely destroyed. Dozens of people have been rescued. Tragically, one person has been killed. My condolences to their family and loved ones. People may still be trapped under the rubble. Overnight, the Russians launched more than 670 attack drones and 56 missiles against Ukraine. Ballistic, aeroballistic, and cruise missiles were used in the strikes. The main target of this attack was Kyiv. There is damage at twenty locations across the city – ordinary residential buildings, a school, a veterinary clinic, and other purely civilian infrastructure. Destruction has also been reported in the Kyiv region, while similar terrorist strikes targeted energy infrastructure in Kremenchuk, as well as port and residential areas in Chornomorsk. In total, since midnight yesterday, Russia has used more than 1,560 drones against our cities and communities. These are definitely not the actions of those who believe the war is coming to an end. It is important that partners do not remain silent about this strike. And it is equally important to continue supporting the protection of our skies. The PURL initiative is needed so that Ukraine can defend itself against ballistic strikes like these. And likewise, in the interests of everyone seeking peace, pressure on Russia must continue. I thank everyone who stands with Ukraine.
Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський tweet mediaVolodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський tweet mediaVolodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський tweet media
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
Nelle ultime 24 ore sono piovuti sull’Ucraina 1.560 droni e una sessantina di missili. Ci sono decine tra morti e feriti e a Kyiv sono state fortunatamente estratte vive 11 persone da un edificio crollato a seguito di un attacco. Nel frattempo Putin ha ribadito la richiesta di regioni che non gli appartengono e che non ha la forza di conquistare a conferma del fatto che pone condizioni irricevibili con il preciso scopo di addossare all’Ucraina e all’Europa le colpe della prosecuzione della guerra e si è persino fatto autorizzare dalla Duma ad intervenire militarmente in qualunque paese ci sia un russo “ingiustamente” detenuto o oppresso. Un orrore al quale oggi si aggiunge anche la notizia secondo cui la Russia intende considerare i bambini ucraini rapiti (gli stessi che hanno finora detto di aver solo “messo in salvo”) come prigionieri di guerra. Davanti a questo scempio, continuo a ritenere inaccettabile e inumano ascoltare personaggi ignobili come @c_appendino che continuano imperterriti a colpevolizzare l’aggredito anziché l’aggressore, a tacere davanti ai crimini più osceni, a pretendere che all’Ucraina vengano sottratte le armi che oggi proteggono le città, e addirittura a chiedere di riprendere l’acquisto di gas da società che utilizzano quei fondi per gestire campi di rieducazione nei quali vengono russificati e militarizzati i bambini sottratti alle loro famiglie ucraine, per indurli a combattere contro il loro stesso paese, oltre che continuare a finanziare le macchine di morte che devastano case, scuole e ospedali. Credo che davanti a tutto questo non ci siano parole sufficienti per descrivere quale vergogna si possa provare, come italiani, nei confronti di chi sta difendendo col sangue la propria libertà. Sappia Appendino, la quale potrebbe oggi stesso almeno fingere di contribuire alla pace, contattando personaggi molto vicini a Putin come Alexander Beglov e Valentina Matviyenko, sempre presenti negli innumerevoli eventi filorussi ai quali ha preso parte durante il suo mandato da Sindaca di Torino, che la ritengo indegna non solo di sedere in Parlamento, ma anche di vivere in una democrazia.
Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський@ZelenskyyUa

A rescue operation is currently underway in Kyiv at the site of a Russian drone strike on a nine-story residential building – an entire section of the building has been completely destroyed. Dozens of people have been rescued. Tragically, one person has been killed. My condolences to their family and loved ones. People may still be trapped under the rubble. Overnight, the Russians launched more than 670 attack drones and 56 missiles against Ukraine. Ballistic, aeroballistic, and cruise missiles were used in the strikes. The main target of this attack was Kyiv. There is damage at twenty locations across the city – ordinary residential buildings, a school, a veterinary clinic, and other purely civilian infrastructure. Destruction has also been reported in the Kyiv region, while similar terrorist strikes targeted energy infrastructure in Kremenchuk, as well as port and residential areas in Chornomorsk. In total, since midnight yesterday, Russia has used more than 1,560 drones against our cities and communities. These are definitely not the actions of those who believe the war is coming to an end. It is important that partners do not remain silent about this strike. And it is equally important to continue supporting the protection of our skies. The PURL initiative is needed so that Ukraine can defend itself against ballistic strikes like these. And likewise, in the interests of everyone seeking peace, pressure on Russia must continue. I thank everyone who stands with Ukraine.

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Adam Kinzinger (Slava Ukraini) 🇺🇸🇺🇦
Don’t let them tell you that Ukraine depleted our weapons stocks. They didn’t. Completely different systems. In fact, because of Ukraine our industrial base has improved. They lie and lie. We won’t fall for it
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
Chiamare “Portobella” @gaiatortora e storpiare il nome di @RobertoBurioni trasformandolo in “Burini” credo che abbia fatto toccare a questo direttore fallito, puerile e rancoroso che è @marcotravaglio uno dei punti più ignobilmente bassi del giornalismo italiano
Marco Setaccioli tweet mediaMarco Setaccioli tweet media
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JC
JC@jpinto37·
@camporin1 @Tironianae Ya! But if and when we do return we will need to learn Arabic.
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Tironianae 🍊🍊 Z. - Ultra Verbum Vincet
🚨BREAKING: 100,000 U.S. troops and $60 billion a year defending Europe — and zero help on Hormuz. Time to bring them home. No more free rides.
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
Vi siete chiesti per quale motivo nessuno dice più che le sanzioni verso la Russia non funzionano? Perché chi derideva i 20 pacchetti di restrizioni europee, oggi non ride più? Il magazine Fortune ha pubblicato un articolo col quale conferma che i peggiori incubi del Cremlino si stanno materializzando molto più velocemente del previsto e che l’economia russa ormai fa acqua da tutte le parti. Che le cose stessero andando molto peggio di quanto preventivato lo si era capito nella recente riunione nella quale Putin ha rimproverato Governo e Banca Centrale per gli insoddisfacenti dati di crescita, ottenendo imbarazzati silenzi da parte di chi non aveva certo la possibilità di rispondere che quei dati erano dovuti alla guerra criminale e suicida che proprio lui aveva scatenato. La differenza tra numeri reali è in effetti non di poco conto: nei primi tre mesi dell’anno il PIL russo si è contratto dello 0,5% anziché crescere del 1,6%. L’inflazione ancora fuori controllo, a causa delle due guerre, costringe infatti la Banca Centrale a tenere alti i tassi di interesse, i quali a loro volta si traducono in costi per lo più insostenibili per le aziende che devono accedere al credito. Una necessità che riguarda soprattutto le imprese civili, le quali non godono degli stessi incentivi ed agevolazioni di quelle militari, e che hanno visto in questi anni precludersi mercati esteri a causa delle sanzioni e calare la domanda interna, con conseguente inevitabile indebitamento. Molte aziende già indebitate prima della guerra, si vedono peraltro ora costrette a rifinanziare i loro debiti a costi infinitamente superiori. La conseguenza è che, secondo quanto riportato anche dal quotidiano Izvestia, il 25% del mercato obbligazionario sarebbe a rischio di insolvenza e si tratterebbe di una una tendenza sistemica, dal momento che, scrive ancora Fortune, “il volume del debito da rifinanziare quest'anno è circa il doppio rispetto all'anno scorso, esercitando pressione sui flussi di cassa e intensificando la concorrenza per la liquidità”. Già nel giugno scorso banche e imprese avevano avvisato del rischio di una crisi del debito e di una finanziaria, un think tank statale a dicembre aveva confermato i timori di una crisi bancaria entro ottobre mentre diversi funzionari russi avevano anticipato quel possibile termine all’inizio dell’estate, a causa dell’impossibilità delle imprese di rifondere i propri debiti e visto l’aumento vertiginoso di insolvenze, che a gennaio aveva raggiunto un totale di 109 miliardi di dollari di fatture non pagate. Non è un caso che gli 11 default del 2024, siano più che raddoppiati nel 2025 e che quella stessa cifra si sia registrata solo nei primi tre mesi del 2026. Il modello economico costruito dal Cremlino dopo il 2022, oggi più che mai, sembra sempre più dipendere da una spirale di spesa pubblica, debito e militarizzazione permanente, che funziona come una droga: ti consente di operare al di sopra delle tue reali possibilità, ma ti uccide lentamente. Allo stesso modo l’economia russa oggi sopravvive grazie alla sconsiderata spesa pubblica (che ha già portato a bruciare in tre mesi il deficit programmato dell’intero anno), ma ogni giorno che passa la totale dipendenza dalla guerra rende più difficile la prospettiva di una sopravvivenza del “tossicodipendente” in tempo di pace. Comunque la si guardi, il dato resta che il fattore tempo non gioca più a favore di Mosca e Putin non è più nella posizione di poter imporre condizioni vessatorie all’Ucraina. Ma significa anche che le politiche europee di sostegno verso Kyiv hanno raggiunto lo scopo che si prefiggevano, cioè aiutare l’aggredito a difendersi e rendere la guerra un totale fallimento per l’aggressore, un risultato che dovrebbe far riflettere e vergognare i tanti che chiedevano di abbandonare un intero popolo al suo destino perché spacciato, in una guerra che non aveva alcuna possibilità di vincere. Per questi collaborazionisti non credo esista posto abbastanza lontano o abbastanza nascosto per sfuggire alla vergogna di aver provato a svendere 44 milioni di vite e la libertà di noi tutti, per vanità personale, ideologia o nella speranza di avere un posto al sole nel distopico mondo del quale celebravano l’imminente avvento.
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
Alla fine questi giorni ci hanno restituito un chiaro spaccato del modo in cui Vladimir Putin intende le relazioni internazionali, a dispetto di quanti, anche alle nostre latitudini, continuano a giustificare le sue attitudini criminali e i suoi metodi mafiosi. E soprattutto ha picconato lui stesso le balle che Travaglio & Co. ci propinano quotidianamente. Anche volendo sorvolare sull’indicazione di un burattino al libro paga come Gerhard Schröder, per trattare con l’Europa, le dichiarazioni più interessanti riguardano senza dubbio l’Armenia, alle cui ambizioni europee Putin ha candidamente risposto che se divorzio ci deve essere, si farà alle sue condizioni, prospettando per il vicino uno scenario ucraino, con una chiara allusione all’annessione della Crimea e alla prima invasione del Donbas (spacciata per guerra civile) del 2014, avvenute proprio dopo le rivolte pro-Europa a Maidan e culminate a fine febbraio con la fuga del presidente Yanukovich. D’altra parte, dopo la firma da parte di Yerevan del trattato di Roma (che imporrebbe l’arresto di Putin in caso di ingresso in Armenia) e la sospensione dell’adesione al CSTO (la NATO a guida russa), Mosca ha già iniziato ad esercitare sulla pressioni commerciali sulla piccola repubblica caucasica, proprio come fece nel 2013 per scoraggiare la firma dell’accordo di associazione con l’UE da parte di Kyiv. Un avvertimento da “padrino” che si atteggia a padrone che esige lealtà senza però in cambio offrire sicurezza, visto il mancato intervento nel contenzioso con l’Azerbaijan sul Nagorno Karabakh. In un momento in cui le sue paranoie sul crollo di un impero che continua a perdere pezzi, hanno superato i livelli di guardia, portando ad un giro di vite sulla sicurezza interna e ad uno sdoppiamento del registro retorico nei rapporti con l’Ucraina, tra la sua timida apertura al dialogo e l’approccio muscolare di fedelissimi scagnozzi come Peskov (“Questa è la nostra guerra e la vinceremo”). Paranoie amplificate anche dalla precaria situazione proprio del Caucaso, con la Georgia in piazza da quasi 600 giorni contro il governo filorusso e la Cecenia che rischia di precipitare nel caos qualora il dittatore Kadyrov, malato da tempo, dovesse non essere più in grado di governare. Un’eventualità, quest’ultima, che sarebbe anche un sinistro presagio, visto che proprio con la sanguinosa riannessione della Repubblica di Ichkeria è iniziata la più che venticinquennale carriera di invasioni criminali di Putin. Ciò che sorprende è che lo zar ammetta ora chiaramente che il propagandato allargamento della NATO è solo un paravento per giustificare l’invasione. La realtà è che anche l’adesione di un qualunque stato ex sovietico all’Unione Europea (e la conseguente uscita dalla sfera di influenza di Mosca) è per la Russia un pericolo, che, a suo modo di vedere, legittima una eventuale reazione, a dimostrazione del fatto che tra le “cause profonde” della guerra non c’è mai stata alcuna reale minaccia subita o percepita dalla cricca mafiosa del Cremlino, ma piuttosto la convinzione che Mosca abbia tutto il diritto di negare ai paesi confinanti la loro sovranità. Ora più che mai, davanti a tutto questo, siamo chiamati a scegliere da che parte stare e a domandarci se possiamo permetterci di chiudere gli occhi o di voltarci dall’altra parte. Per quanto ci piaccia immaginare che nulla di ciò che vediamo dentro lo schermo di una tv ci possa arrivare in casa, non esistono più realtà a compartimenti stagni. I valori di libertà, democrazia ed autodeterminazione per i quali da 4 anni (o meglio da 12) si combatte nelle trincee ucraine sono gli stessi che consentono a noi di parlare liberamente, esprimere opinioni ed anche scrivere sui social senza essere arrestati o uccisi. Chi oggi pensa che tutto questo non ci riguardi o, peggio, crede a chi lo invita a tifare per l’aggressore, sta offendendo il sacrificio di quanti sono morti per permetterci di costruire un società libera e sovrana, ma sta anche svendendo la propria umanità oltre che la propria libertà, in cambio di qualche consolatoria menzogna che appaghi la propria incapacità di guardare la realtà per quella che è, anziché ostinarsi ad adattarla a quale tossica e suicida ideologia
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