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@lucaperrtw

Non toglietemi la speranza di un mondo migliore per i miei figli #IamEuropean @diritto2016

Torino, Piemonte - Italy Katılım Eylül 2015
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
Sul convegno di Allumiere avevo informazioni parziali. Le cose stanno molto peggio. Non divulgo la locandina che mi è stata anticipata, che confido essere solo in bozza, ma qualcosa si può rivelare. Sembra che l’evento avrà come focus l’Iran e che, oltre a Lucidi, vedrà come ospiti Angelo D’Orsi, Elena Basile e Hanieh Tarkian. La fama del primo lo precede: grande apologeta della dittatura moscovita (oltre che di tutti gli alleati di Mordor), ospite fisso di tutti i festival dell’orbe terraqueo del canale RT, sanzionato dall’Europa, diffusore seriale di propaganda filorussa, di norma del tutto scollegata dalla realtà. Ma se in un convegno che ha come tema l’attuale guerra in Medio Oriente si invitano anche la ex quasi ambasciatrice (la quale quel ruolo in realtà non lo raggiunse mai, sebbene ne pretenda gli onori) e una docente universitaria apertamente favorevole al massacro dei giovani manifestanti iraniani da parte del regime, non ci si sta limitando a criticare l’intervento di USA e Israele, ma si inneggia ad una dittatura oppressiva e assassina che reprime il dissenso, cancella i diritti delle donne e si autoperpetua da quasi mezzo secolo grazie ad azioni di assoluta brutalità. Per inquadrare il Basile-pensiero sull’argomento basta rileggere l’articolo raccapricciante che fece pubblicare a gennaio, dopo un viaggio in Iran, nel quale racconta orgogliosa di aver detto ad un ragazzo che protestava in strada che i pasdaran avevano le loro ragioni a sparargli, perché era tecnicamente un terrorista al soldo dei servizi occidentali. Ad un medico che lamentava il fatto che negli ospedali mancava di tutto aveva invece raccontato che anche in Italia ci sono lunghe liste d’attesa e ad altri che si dicevano inorriditi da una dittatura che fa processi sommari, impicca giovani alle gru e ammazza donne che non portano il velo, aveva candidamente risposto che dovevano ritenersi fortunati perché noi abbiamo Renzi e la Meloni. Hanieh Tarkian è invece direttamente un asset del regime. Nemica giurata del movimento Donna Vita Libertà, giustificazionista dell’omicidio di Masha Amini, ultrà dell’obbligo del hijab. A suo parere nessuna rivolta in Iran è mai stata spontanea, ma sono state tutte eterodirette e organizzate da CIA e Mossad. Perché se c’è una cosa che tutti i fan delle dittature hanno in comune è proprio l’idea che non possano esistere al mondo popoli che si ribellano spontaneamente ai rispettivi regimi. Se lo fanno, è perché l’Occidente li ha pagati, convinti o illusi. Questo rende ancora più valide le critiche sul fatto che ad ospitare un evento che plaude ad un regime che ha ammazzato quasi 40.000 manifestanti solo nelle ultime proteste e che nel 2025 ha fatto eseguire 1635 pene capitali, molte delle quali a seguito di condanne per il reato di “inimicizia contro Dio”, sia un circolo intitolato ad Enrico Berlinguer, che contro la dittatura teocratica prese nettamente posizione già nel 1980, cioè l’anno successivo alla rivoluzione khomeinista. Nessuna sorpresa nel vedere invece il logo dell’ANPI, che tra oppressi ed oppressori ha sempre coerentemente scelto di supportare questi ultimi, tradendo platealmente la propria storia. Ed anzi l’associazione che si professa partigiana continua ad organizzare piazze per Cuba, Venezuela e Iran senza cubani, venezuelani e iraniani, ma solo con italiani che dal comodo democratico salotto di casa li accusano persino di essere traditori se scappano dalle dittature che li opprimono in patria, perché in fondo sono eroici baluardi contro l’imperialismo americano. Domandiamoci perché nessuna di queste sigle e nessuno di questi sedicenti intellettuali si vedano mai nelle strade accanto ai popoli che dicono di supportare e perché, ad esempio, nelle manifestazioni “antifasciste” le bandiere ucraine vengano strappate con metodi fascisti e non si possa chiamare resistenza quella di un popolo che resiste. Perché nella loro chiusa, distopica e violenta bolla ideologica si può entrare solo da silenziosi spettatori di un convegno, appunto. Alla prima alzata di mano, si fa come D’Orsi, ormai campione olimpico di fuga dalle domande scomode: ci si improvvisa centometristi mentre qualche fedele rottame veterocomunista aggredisce l’indisciplinato spettatore. Per una visita guidata nell’ignominia e nell’abisso morale, ora sapete dove andare (il quando lo scoprirete a breve immagino). Spiace non poter partecipare, ma per un mio difetto di fabbrica ho scelto di stare con le vittime. I fan del regime di Mosca che lancia droni contro i civili e della dittatura iraniana che li fabbrica li lascio volentieri e senza rimpianti ai felicemente indottrinati.
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Luca Perrone 🇪🇺 🇺🇦
"Una malintesa idea di libertà di espressione (che non ha mai significato libertà di intelligenza con un Paese ostile o di apologia di regimi criminali)". 👏👏👏👏
Pina Picierno@pinapic

Questa vergogna che giustamente sta facendo il giro del mondo, non sarebbe stata possibile in nessun altro Paese Ue. In tanti in queste ore mi hanno chiesto: ma come è possibile che in Italia un network illegale, riconosciuto come al servizio del Cremlino e per questo bannato in tutta Ue, possa impunemente tenere il suo “festival” a Bologna? Le responsabilità sono tante e diffuse: -c’è certamente quella gravissima del Governo italiano che non ha ancora adottato un dispositivo nazionale per l’attuazione delle sanzioni UE che sospendono la diffusione di Russia Today e Sputnik (Reg. UE 833/2014 e successive modifiche); -ci sono quelle delle forze politiche di opposizione che su questi temi perdono la voce, quando non sono smaccatamente d’accordo con la narrazione pro Putin, come nel caso del Movimento 5 Stelle. Ed è per me particolarmente doloroso e complicato da comprendere, ma i fatti raccontano che, soprattutto nel mio “campo”, sono da sola a combattere contro la guerra ibrida del Cremlino; e c’è anche quella, altrettanto grave e seria, dell’ecosistema informativo italiano: se in tv e nei luoghi pubblici si continuano ad ospitare D’Orsi, Lorusso insieme all’oscena compagnia dei propagandisti e proxy italiani del Cremlino, sostenendo che sia giusto ascoltare le loro voci in ragione di una malintesa idea di libertà di espressione (che non ha mai significato libertà di intelligenza con un Paese ostile o di apologia di regimi criminali) poi non ci dobbiamo sorprendere se ci portano Russia Today in casa. L’Italia è un colabrodo per grave e precisa responsabilità di tanti, a tutti i livelli. Spero che essersi ritrovati con Russia Today a Bologna, segni l’inizio di una reazione doverosa e necessaria, prima che sia davvero troppo tardi. Per parte mia io continuerò a battermi per essere argine, e per impedire con tutta la forza che ho, che il tentativo di manipolazione cognitiva messo in campo da Putin, possa produrre ancora frutti pericolosi in italia.

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m a u r o
m a u r o@maurorizzi_mr·
Se le bollette aumentano non dobbiamo prendercela con le guerre, quelle avvengono e sono fuori dal nostro controllo, dobbiamo ringraziare chi disse NO al nucleare nel referendum di 39 anni fa, e poi ancora NO 24 anni dopo.
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chicco testa
chicco testa@chiccotesta·
Il fatto che l’associazione dei magistrati si comporti come un partito politico dice tutto sul loro equilibrio, serenità e indipendenza. Il fatto che anziché essere subordinati alla legge come recita la costituzione pretendano di fare le leggi a loro comodo rappresenta uno scandalo democratico di cui porteremo conseguenze per molto tempo
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Enrico Borghi
Enrico Borghi@EnricoBorghi1·
Negli anni ‘70 c’erano gli intellettuali “a’ la page” che proclamavano la linea “ne’ con lo Stato, ne’ con le Br”. In quegli anni, il vicedirettore del giornale torinese che ieri e’ stato devastato con stile squadrista si chiamava Carlo Casalegno, e difendeva l’idea dell’ Italia della ragione contro la barbarie e a favore della libertà di opinione e del senso dello Stato. Venne ucciso con spietatezza dai terroristi, dopo che gli avevano mandato un “monito” con un precedente attentato. Tornare a introdurre un giustificazionismo peloso nel dibattito pubblico, come sta facendo la dottoressa Albanese, significa non conoscere la Storia. Ma non possiamo permettere a questa città di Torino e a questo Paese di ripercorrerne gli errori. Né’ ai cattivi maestri dei tempi attuali di ripetere un copione già tristemente visto . I giornalisti non hanno bisogno di moniti, ma di libertà! In democrazia, dottoressa Albanese, funziona così!
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Dario D'Angelo
Dario D'Angelo@dariodangelo91·
🚨🪖🇮🇱Buongiorno a tutti. Sono tornati i post social di sdegno per i bombardamenti israeliani su Gaza, gli editoriali dei tuttologi che spiegano che Israele è cattivo, che non vuole la pace, che l’obiettivo nei giorni pari è l’occupazione della Striscia, in quelli dispari il genocidio.  È un circolo vizioso da cui, è ormai provato, il nostro dibattito pubblico non riuscirà a uscire.  Il fatto che ieri terroristi di Hamas abbiano attaccato e ucciso un soldato israeliano a Rafah non viene scritto. Il fatto che da qui abbia avuto origine la risposta israeliana è un “dettaglio” che non merita spazio sui media. Il fatto che Hamas abbia smembrato il corpo di un cadavere israeliano, tenuto per sé i suoi resti, che abbia inscenato il suo ritrovamento, che abbia tentato di ingannare Israele facendo credere che si trattasse di un nuovo ostaggio, tutto questo non fa notizia. Il fatto che secondo le informazioni di intelligence in possesso di Israele - e visionate dagli Stati Uniti - i terroristi di Hamas abbiano la possibilità di recuperare la stragrande maggioranza dei 13 ostaggi israeliani uccisi ancora presenti a Gaza, ma che decidano di non farlo, si preferisce non dirlo. Il fatto che le violazioni del cessate il fuoco siano quotidiane, che molte di queste non vengano neanche pubblicizzate in Israele - ebbene sì - per tenere in piedi la tregua è un’informazione che si è deciso scientemente di non veicolare.  Il fatto che i primi a pagare siano i civili palestinesi, che siano tutti vittime della bestialità di Hamas, è un’ovvietà agli occhi di tutte le persone perbene, ma si è scelto di nasconderla, probabilmente per finalità politiche.  Il fatto che Hamas stia approfittando del cessate il fuoco e della possibilità di operare la Linea Gialla non per cercare ostaggi e vittime ma per individuare depositi di armi, ovviamente, a queste latitudini, non fa notizia.  È un punto nave amato ma realista.  I colloqui tra Israele e Stati Uniti sono in corso.  Bibi Netanyahu sta tentando di convincere Trump che non si tratta con i terroristi. Al più si fa in modo che accettino le condizioni che sono loro imposte con la forza.  Che non vuol dire necessariamente scegliere di intraprendere una guerra senza fine, no, ma significa far capire a Hamas che ogni provocazione, ogni violazione, presenta non solo un costo altissimo, ma anche la possibilità che Israele torni a combattere in pianta stabile nella Striscia.  Senza la leva della pressione militare, gli ostaggi israeliani ancora in vita non sarebbero mai tornati. Lo stesso vale per quelli uccisi. A questo proposito, la principale organizzazione che rappresenta le famiglie degli ostaggi ha esortato nelle ultime ore il governo di Israele, l'amministrazione degli Stati Uniti e i mediatori a non avanzare alla fase successiva dell'accordo fino a quando Hamas non adempirà a tutti i suoi obblighi e restituirà ogni ostaggio a Israele.  È una richiesta sacrosanta, legittima. Ma anche questo, in Italia, statene certi, non verrà scritto.  Vi terrò aggiornati. Chi apprezza questo Blog lo sostenga.  Ci si iscrive qui: steady.page/it/dangelodari… Mentre qui, chi vuole/chi può/chi è già a bordo può effettuare una piccola donazione: paypal.com/donate/?hosted… Grazie a tutti per l’attenzione.
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Luca Perrone 🇪🇺 🇺🇦
Oggi si discute delle ovvie condizioni per il riconoscimento da parte dell'Italia di uno stato palestinese (ad oggi inesistente). Ci si dimentica di una necessaria condizione: il riconoscimento da parte di un futuro stato palestinese dello stato di Israele.
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Luca Perrone 🇪🇺 🇺🇦
Ammesso riescano a passare il blocco navale (e la vedo molto male) quale sarebbe il programma? 1. Lasciare gli aiuti umanitari sulla spiaggia 2. Consegnarli direttamente ad Hamas 3. Darli a una delle molte ONG sotto controllo di Hamas 4. Distribuirli direttamente loro #Flotilla
Agenzia ANSA@Agenzia_Ansa

MEDIO ORIENTE | Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Ben-Gvir ha presentato un piano volto a fermare la Global Sumud Flotilla in base al quale gli attivisti arrestati saranno trattenuti in detenzione prolungata. #ANSA ansa.it/sito/notizie/m…

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Tiziana Della Rocca 🎗️
Tiziana Della Rocca 🎗️@Tiziana_DR·
GÉRARD BIARD, caporedattore di @Charlie_Hebdo ha scritto un bellissimo editoriale su #Israele e gli ebrei che arriva dritto al cuore . L’ho tradotto: «È il fantasma di scolpire nel marmo costituzionale dell’opinione mondiale che gli ebrei sono dei bastardi — e che, in ogni caso, sono ovunque». Israele – Gaza: la guerra che gli israeliani non volevano. L’attacco di Hamas del 7 ottobre è stato uno shock assoluto. Per la sua portata, per la sua crudeltà, per ciò che rivelava di un progetto dichiarato: non la fine dell’occupazione, ma la fine di Israele. Civili massacrati, bambini presi in ostaggio, famiglie distrutte. Quel giorno è stata assassinata l’idea stessa di coesistenza. La guerra che ne è seguita non è nata da una scelta politica chiara, né da una volontà di conquista. È apparsa come un riflesso di sopravvivenza, in un contesto in cui il nemico non si nasconde più: vuole la tua sparizione. Ma tra la minaccia esistenziale e la risposta militare si è aperto un abisso morale. Perché questa guerra ha un prezzo — immenso, a volte insostenibile — che gli israeliani pagano giorno dopo giorno, non solo con il lutto e la paura, ma anche con la perdita di ciò che pensavano possibile: la pace. Israele non è un blocco monolitico. È una società attraversata da tensioni, dibattiti, rabbia. Nel 2023, centinaia di migliaia di cittadini hanno manifestato contro la riforma giudiziaria del governo Netanyahu. Non era un’agitazione passeggera, ma il segno di un paese in frattura profonda, diviso tra la sua identità democratica e una deriva autoritaria. Ed ecco che, nel cuore di questa crisi, scoppia una guerra. Molti israeliani vivono questa fase come una doppia spoliazione: privati di un governo che li rappresenta, e ora costretti a sostenere una guerra che non hanno voluto. Non lo fanno con entusiasmo. Lo fanno con un’angoscia mista a fatalismo. Perché quando ti viene detto che l’alternativa alla guerra è la tua scomparsa, come si fa a rifiutare? Quello che domina oggi in Israele non è l’odio, è la stanchezza. La stanchezza di un popolo che vive sotto minaccia costante. La stanchezza di vedere i propri ideali calpestati. La stanchezza di sapere di essere giudicati, all’esterno, come una potenza brutale, mentre tanti cittadini, nella propria carne e nella propria coscienza, sono in guerra contro la guerra stessa. Ciò che li tiene in piedi è la speranza di vedere tornare gli ultimi ostaggi nelle mani di Hamas. Dopo aver ascoltato le testimonianze di coloro che sono tornati vivi, la società israeliana conosce la sofferenza che essi sopportano e fa corpo con loro. Finché non saranno tornati nelle loro case, finché la loro sofferenza ingiusta non sarà stata ascoltata, nessuna israeliana e nessun israeliano troverà pace. Quello che nessuno sa è quale sarà la soluzione: diplomatica o militare. Una guerra ideologica globale Ma al di là di questa realtà israeliana complessa e tragica, è un’altra guerra che infuria altrove: una guerra di parole, una guerra di immagini, una guerra morale. E in questa guerra non si tratta più veramente di difendere i palestinesi. Si tratta di condannare Israele in quanto tale. La parola «genocidio» si impone. A lettere maiuscole. Non si parla più di fatti, né tanto meno di giustizia: si tratta di schiacciare ogni sfumatura sotto il peso di un’accusa totale. Non solo contro un governo o un esercito, ma contro un paese, una società, un popolo. Coloro che rifiutano questo processo sono immediatamente sospettati. Persino le voci ebraiche critiche, pacifiste, umaniste vengono respinte: accusate di voler preservare un presunto privilegio mediatico. Le parole non servono più a descrivere la realtà: servono a designare un nemico assoluto. Non si vuole più giudicare Israele. Lo si vuole cancellare. E questa cancellazione non è nata nei ranghi dei movimenti fascisti e antisemiti storici. No, è nata nel cuore dei movimenti umanisti e progressisti, in uno slancio di «odio virtuoso», come scrive Eva Illouz. .
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marco taradash
marco taradash@mrctrdsh·
Per (s)conoscenza, il senato del disonore.
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Pina Picierno
Pina Picierno@pinapic·
Questa mattina mi sono immersa nella lettura dell’ennesima intervista a Goffredo Bettini divenuto ormai un genere letterario il “Pdsplaining”. Dall’ intervista dell’ottimo Salvatore Cannavo’ (già leader di Sinistra Critica insieme a Turigliatto) si evince che: -Il Pd dovrebbe uscire dalla maggioranza delle famiglie europeiste che sostengono la Commissione Ue; -i socialisti europei vivono un “ripiegamento nazionalistico” e dovrebbero sposare l’agenda di Giuseppe Conte; -basta mediazioni nel Pd perché Goffredo la mattina vuole avere un bel panorama chiaro; -la Russia non attaccherà mai nessun Paese Ue perché a stento riesce a difendere i suoi confini; -l’occidente è cattivo, la globalizzazione è finita e bisogna arrendersi alle autocrazie che sono un nuovo modello di sviluppo. In un paio di pagine è concentrata una deriva preoccupante, un ripiegamento identitario lontano anni luce dal Partito Democratico delle “origini” che non preoccupa tanto per l’atteggiamento intollerante verso il pluralismo interno, preoccupa invece moltissimo rispetto alla creazione di una alternativa credibile alle destre di Giorgia Meloni e Matteo Salvini perché si allontana da un pensiero riformista, abbracciando un radicalismo insensato che nessuna esperienza di governo socialista in Europa, da Sanchez a Starmer, ha incarnato negli ultimi anni. Che peccato e che amarezza, caro Goffredo!
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IlGuffanti 🇮🇹 🇺🇦
IlGuffanti 🇮🇹 🇺🇦@guffanti_marco·
Complimenti ai vari Conte, Fratoianni, Montanari, Santoro, Bonelli and co, per il successo che stanno ottenendo con il “basta armi”. Oggi 32 morti civili e un centinaio di feriti in 🇺🇦.
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jacopo iacoboni
jacopo iacoboni@jacopo_iacoboni·
La carneficina di civili ucraini compiuta dalla Russia a Sumy è delle 10 La condanna di Meloni è delle 15,50 La condanna di Schlein arriva alle 18,20 Quella di Peppe Conte non è ancora pervenuta In fondo sono passate solo 8 ore, sulla Russia bisogna soppesare bene le parole
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jacopo iacoboni
jacopo iacoboni@jacopo_iacoboni·
Domenica delle Palme. La Russia ha lanciato due missili balistici su Sumy, colpendo persone che andavano in chiesa, case, macchine, e ammazzandone almeno 21, con per ora 83 feriti. Putin vuole chiaramente la pace - non come l’Unione Europea che si riarma.
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Luciano Pulici
Luciano Pulici@Lorenzo32843904·
@graziano_delrio Il "viaggio della speranza" di Giorgia Meloni Di fatto un genuflettersi incondizionatamente al bullo del quartiere sperando che le lanci qualche mollica di pane
Luciano Pulici tweet media
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Graziano Delrio
Graziano Delrio@graziano_delrio·
La presidente Meloni ha finalmente ottenuto, dopo tutti gli altri, un appuntamento alla Casa Bianca. Sembra un viaggio della speranza, per fare un po’ di cinema più che di sostanza, perché nello stesso giorno il ministro del Commercio Estero Tajani... (1/2)
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Lia Quartapelle
Lia Quartapelle@LiaQuartapelle·
C’è chi chiede all’oste se il vino è buono. E poi c’è il M5S. Che non è fatto di sprovveduti. Una richiesta che va presa per quello che è: un modo per legittimare chi vuole distorcere la nostra democrazia. È una richiesta che dice molto della “cultura democratica” di chi la fa
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claudio petruccioli
claudio petruccioli@cpetruccioli·
Molti nel @pdnetwork lo pensano ma per quieto vivere non lo dicono Gli attacchi sempre più intensi e frequenti a @pinapic dimostrano che la chiarezza e coerenza delle sue posizioni hanno fatto crescere la sua visibilità e il suo peso politico
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Alessandra Libutti 🇪🇺
Alessandra Libutti 🇪🇺@a_libutti·
In realtà l’Europa si è ritrovata, è @GiorgiaMeloni ad essersi persa. Ha impostato la sua intera carriera nell’affermazione di forte leadership, emergendo in uno scenario occidentale remissivo. Ora però che i leader occidentali si svegliano ed emergono con determinazione, lei vacilla, tentenna, si rimpicciolisce, scompare. In breve, sta mancando l’appuntamento con la storia. E il motivo, in fondo, è che si ritrova costretta a far parte di un gruppo che non è il suo e del quale non vorrebbe fare parte. Un po’ come l’organizzatrice di una festa che improvvisante scopre che gli invitati hanno preferito la casa del vicino contro cui lei ha sputato per anni.
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jacopo iacoboni
jacopo iacoboni@jacopo_iacoboni·
Dopo aver detto che fermava gli attacchi a infrastrutture e energia, Putin sta bombardando pesantemente Odesa in questi minuti, colpiti un grattacielo, un centro commerciale, paurosi incendi, niente luce nei quartieri Primorsky, Peresypsky e Kyivsky Un miserabile criminale
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