Pierluigi Chirco 🇺🇦🇪🇺

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@pierluchi

Meglio 🐷 che fascista. Finestre sempre aperte anche in inverno.

Palermo, Sicilia Katılım Ekim 2009
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Pierluigi Chirco 🇺🇦🇪🇺
"Prendi posizione. La neutralità favorisce sempre l'oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, mai il torturato." Eli Wiesel
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DenaZificato
DenaZificato@casacasala·
@Annina_occhiblu @pierpi13 @pdnetwork @pinapic E' esattamente il contrario. Crimea e Donbass contrari al golpe nazista Euromaidan a Kiev nel 2014 si sono ribellate subendo poi i bombardamenti dei nazisti dell'#Ucraina. Di COSEGUENZA hanno chiesto aiuto alla Russia che oggi li ha salvati. Svegliati dai TG e dai giornali.
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Pierluigi Chirco 🇺🇦🇪🇺
@a_libutti @VittorioXlater @nomfup Il problema vero è che fuori da questa bolla sul tema c'è grande leggerezza. Ho la bruttissima sensazione che la maggioranza degli elettori del PD sia, nel migliore dei casi, disponibilissima a farsi infinocchiare da Conte. Quando non già ancora più spregiudicata di lui.
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Alessandra Libutti 🇪🇺
In ballo c’è la sicurezza nazionale. Non si può votare sperando che una volta lì… magari quelle poche persone sensate dopo qualche tira e molla avranno la meglio. Il periodo è troppo critico. Chi parla di disarmo o sospensioni di aiuti all’Ucraina non dovrebbe neanche lontanamente avvicinarsi a un governo. Così com’è è una coalizione invotabile
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nomfup
nomfup@nomfup·
Leggo che Patuanelli crede che “con noi al governo ci fermeremo con gli aiuti militari all’Ucraina”. Con loro di certo, sapendo bene da che parte stanno. Con noi, invece, gli aiuti ci sono stati, ci sono e ci saranno. Fatevene una ragione.
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
Voterò ed inviterò a votare solo coalizioni che mettano nel proprio programma: - il sostegno all’Ucraina e la sua piena integrazione europea; - la creazione degli Stati Uniti d’Europa con la relativa autonomia strategica (anche rispetto agli USA); - il sostegno a tutti i popoli che lottano per i diritti civili, politici e si oppongono alle autocrazie. Ne va del nostro futuro.
Marco Setaccioli tweet media
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Pierluigi Chirco 🇺🇦🇪🇺
@LucaMGAX @davcarretta @HSkelsen Credo che se fosse per Bettini (e molto di quello che accade nel PD è riconducibile a lui) magari il PD sarebbe già, in UE, nel gruppo della sinistra radicale insieme ai 5cosi. Ergo non sono ottimista come voi. È evidente una volontà di cambiare gli equilibri.
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Luca G. 🇮🇹 🇪🇺 🇬🇧
@davcarretta Il governo attuale ha la Lega contraria, eppure partecipano agli aiuti all'Ucraina. Sarà lo stare agganciati ai paesi UE il motivo per cui tutte e due le coalizioni finanzieranno l'Ucraina. @HSkelsen
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Fulvia Bandoli
Fulvia Bandoli@senzasinistra·
@mrctrdsh Insomma non accettate che molti pensino che sostanziale #separazione carriere sia gia’in atto da Riforma Cartabia e che i #2CSM,e altre proposte della maggioranza di destra,fossero..la prima #inaccettabile e le altre un corto circuito tra #poteri di Stato,Istituzioni, Governo
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marco taradash
marco taradash@mrctrdsh·
Paura e propaganda. Il voto ha seguito logiche estranee al contenuto del quesito referendario. L'opposizione ha costruito una narrazione allarmistica, il governo ha scelto una linea identitaria: il risultato è un dibattito impoverito e una decisione distorta. Il mio commento al voto su @Linkiesta «Perché ha vinto il No e noi, assertori della separazione delle carriere fin dai tempi del processo Tortora, abbiamo aggiunto una nuova cicatrice al nostro sfortunato medagliere? Individuo i due motivi principali, a mio giudizio. Il primo: non si è votato sul testo della legge, ma sul cosiddetto contesto, a sinistra come a destra. A sinistra, il partito dei magistrati -- il più spregiudicato e vorace -- e il campo largo Pd-M5S hanno chiesto ai propri elettori di sconfiggere il governo di destra. Hanno puntato sul progetto meloniano di stringere i nodi del sistema in chiave orbaniana, leggendo questa riforma come l'anticamera di altre, più pericolose: in particolare il premierato, considerato l'architrave dell'autocrazia futura. Come qualcuno saprà anch'io sono convinto che il premierato, se venisse introdotto, darebbe il colpo finale alla già scarsa autonomia del Parlamento, attribuendo al presidente del Consiglio poteri senza precedenti e senza reali contrappesi. Ma questa riforma dell'ordinamento giudiziario non era in alcun modo riconducibile a quel progetto -- anzi, rafforzando insieme magistratura e avvocatura, ne sarebbe stata il contravveleno. La magistratura militante e la sinistra non hanno fatto distinzioni. Hanno costruito la loro propaganda su un sistematico stravolgimento del testo in discussione, seminando ignoranza e falsità e, giocando spregiudicatamente da abili imprenditori della paura, hanno portato a casa il risultato. Quali le conseguenze inintenzionali di una vittoria ottenuta con questi metodi? La magistratura militante ha sacrificato l'autorevolezza dell'intero sistema giudiziario; la sinistra ha dimostrato di non essere un'alternativa credibile -- nemmeno lontanamente -- in termini di serietà e capacità di governo. Il secondo motivo riguarda la presidente del Consiglio. Giorgia Meloni ha giocato questa partita da underdog, non da aspirante statista. Invece di rivendicare il valore liberale di una riforma che ci avrebbe avvicinati alle culture prevalenti nell'Unione Europea e negli Stati liberaldemocratici, ha scelto di accentuare il carattere estremista della destra che guida. Una destra che non conosce o disconosce le regole dello Stato di diritto, che scende nell'agone dell'opinione pubblica brandendo spadoni antimagistrati e svolazzando da una sentenza sgradita all'altra -- come i samurai di "I 47 Ronin", ma con il Fantozzi di turno al posto di Keanu Reeves. Tra le gaffe di Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, Carlo Fidanza e altri comprimari, il filo conduttore della campagna referendaria della presidente del Consiglio è stato sostanzialmente questo: se stai con gli immigrati, stai contro l'Italia. Giorgia Meloni ha fatto dell'accusa ai giudici di «rimettere in libertà» o non trattenere immigrati irregolari ritenuti pericolosi uno dei pilastri della sua propaganda. Ha legato esplicitamente quelle che ha definito «decisioni surreali» alla necessità di votare sì alla riforma, sostenendo che solo così si sarebbe aumentata la responsabilità dei magistrati e si sarebbero evitati rilasci di criminali. A tutto questo si aggiungano le polemiche scomposte sulla famiglia nel bosco e sulla famiglia del boss, esplose proprio alla vigilia del voto. La riforma non conteneva alcuna possibilità di incidere sulla libertà di giudizio dei magistrati. Ma non c'è dubbio che questo appello indiretto all'anima giustizialista della destra abbia avuto effetti controproducenti su una parte dell'elettorato. Così facendo, Giorgia Meloni ha avvalorato la propaganda dell'opposizione e sprecato insieme una grande occasione di libertà e di maturazione politica».
marco taradash tweet media
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Pierluigi Chirco 🇺🇦🇪🇺
@bravimabasta Ho passato una vita ad affermare cose del genere, e potrei dire di essere ancora d'accordo. Salvo essermi accorto, abbastanza recentemente e non senza difficoltà, che spesso la dx estrema finisce per coincidere in tutto o in parte con la sx estrema. E ormai ripugno entrambe.
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Luca Bottura
Luca Bottura@bravimabasta·
Ricordiamo insieme i fondamentali: quando qualcuno dice che una cosa non è né di Destra, né di Sinistra, è di Destra. Spesso estrema.
Luca Bottura tweet media
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Pierluigi Chirco 🇺🇦🇪🇺
@GarbGiovanni @Sofiajeanne L'arte è propriamente l'espressione del pensiero dell'autore, quindi dire che questo "non deve contare" è una stronzata. E quella portata a Venezia, come dimostra il post citato, è espressione del pensiero putiniano. In altre parole, arte di regime.
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GARBARI GIOVANNI
GARBARI GIOVANNI@GarbGiovanni·
@Sofiajeanne L'arte è solo arte, nulla a che vedere con la politica o l'ideologia, siano celebri opere musicali che pittoriche o quant'altro, non deve contare la nazionalità o pensiero dell'autore
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Sofia Ventura
Sofia Ventura@Sofiajeanne·
Deve essere chiaro a tutti che Buttafuoco consente la presenza della Federazione Russa a Venezia non in nome del pluralismo, ma a favore della guerra di Putin contro l’Ucraina e l’Europa. E il governo italiano glielo permette. Traditori dell’Italia e dell’Europa.
UNITED24 Media@United24media

As Russia bombards Ukraine, the Venice @la_Biennale welcomes Kremlin-linked Russians. So who are they? 🧵 1/12 ⬇️

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chicco testa
chicco testa@chiccotesta·
Strepitoso !!
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pino49
pino49@Giusepp70451081·
@boys_roby A te sembra eticamente corretto, esprimere un’idea, anche se non condivido, facendo leva su un fatto che non c’entra nulla con il referendum? E’ semplicemente scorretto il riferimento. Non me ne frega nulla di quello che vota.
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pino49
pino49@Giusepp70451081·
Io credo che sia vergognoso sfruttare un episodio famigliare, che non c’entra nulla con la riforma della giustizia, solo x fare carriera. Quasi un”conflitto di interessi” con il suo ruolo a #La7. Ma lei punta a #portavoceMeloniana
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Inadeguata 🤌🏻
Inadeguata 🤌🏻@ssserenellaa·
morirò senza sapere a cosa servono le tasche dell'accapatoio
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marco taradash
marco taradash@mrctrdsh·
Travaglio. Non giornalismo ma consapevole farabuttismo. Oggi il direttore del Fatto, nell’accusare gli Usa e la Nato di essere i peggiori nemici dell’Europa, dà di nuovo sfogo alla sua impareggiabile putinità. E rilancia una trita e ritrita fake news costruita dal Cremlino per giustificare l’invasione russa: il golpe Cia che attraverso le proteste di Piazza Maidan portò l’Ucraina fra le grinfie degli Usa. C’è la prova, spiega Travaglio, anzi la pistola fumante, la confessione-rivendicazione di Victoria Nuland, vicesegretaria di Stato Usa con Biden: «Il golpe di grazia arrivò nel 2024, con il regime change in Ucraina (non un filoputiniano, ma la vicesegretaria di Stato Victoria Nuland dichiarò al Congresso che gli Usa avevano "investito 5 miliardi" nella "rivolta" di Maidan al grido di "Europa vaffanculo!"), la guerra civile, l'invasione russa, la distruzione dei gasdotti Nord Stream a opera del trio Kiev-Varsavia-Cia, le auto-sanzioni a Mosca, i soldi buttati in una guerra persa in partenza: cioè il definitivo suicidio dell'Europa». Nuland non ha mai detto nulla del genere. Non ha mai pronunciato quella frase. Quella dichiarazione è una invenzione del Cremlino che solo i più attivi agenti provocatori putiniani rilanciano frequentemente sui social. La verità è del tutto diversa. La frase originale proviene da un discorso di Nuland il 13 dicembre 2013, non davanti al Congresso USA, ma a una conferenza della U.S.-Ukraine Foundation (un’organizzazione non governativa che promuove la democrazia in Ucraina). In quel discorso, Nuland ha detto: “Since Ukraine’s independence in 1991, the United States has supported Ukrainians as they build democratic skills and institutions, as they promote civic participation and good governance, all of which are preconditions for Ukraine to achieve its European aspirations. We have invested over $5 billion to assist Ukraine in these and other goals that will ensure a secure and prosperous and democratic Ukraine.” Capito? Nuland disse che gli Stati Uniti avevano investito oltre 5 miliardi di dollari in più di 20 anni per sostenere istituzioni democratiche, sviluppo civico, buon governo e capacità istituzionali in Ucraina dall’indipendenza del 1991 in avanti. Per chi ancora non fosse convinto della protervia da agit prop di Travaglio ecco una intervista a uno dei più autorevoli studiosi della politica russa Dmitry Oreshkin imrussia.org/en/opinions/22… che ha un certo punto parla anche di Victoria Nuland: «Sì, dicono che gli Stati Uniti abbiano speso 5 miliardi di dollari per Maidan. È una bugia. [Il sottosegretario di Stato americano per gli affari europei ed eurasiatici] Victoria Nuland ha affermato che dal 1991 sono stati stanziati 5 miliardi di dollari per lo sviluppo della democrazia in Ucraina, ma nessun denaro è stato speso solo per Maidan. Ma le nostre [élite politiche] "lungimiranti" hanno immediatamente concluso che questi soldi sono stati spesi interamente per Maidan! Certo, supponiamo che gli astuti Stati Uniti abbiano previsto tutto questo 23 anni fa e abbiano speso questi 5 miliardi di dollari per preparare Maidan in tutto questo tempo». L’intervista è del 2015, quando Oreshkin lavorava a Mosca (solo nel 2022 è stato costretto a lasciare la Russia). Conclusione: quello di Travaglio non è giornalismo ma consapevole farabuttismo. Su @Linkiesta
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Massimiliano Coccia
Massimiliano Coccia@maxcoccia·
"Come avete potuto restare in silenzio quando il regime iraniano in due giorni ha chiuso Internet e ha ucciso 40mila persone e 53mila persone sono in arresto e sotto tortura. Dove eravate?" Questa domanda vi dovrebbe perseguitare. #Iran
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Sette Paesi, un solo uomo Diciamolo subito, senza giri. Maduro era un dittatore. Khamenei era un dittatore. Il regime iraniano ha represso, torturato, ucciso migliaia di persone. Nessuno qui versa lacrime. Il problema è un altro. Il problema è il principio. Se il presidente degli Stati Uniti può decidere da solo di attaccare qualsiasi Paese sovrano, catturare un capo di Stato con un raid, assassinare una Guida Suprema con trentuno bombe anti-bunker, ordinare bombardamenti su 24 province e la sera stessa andare a una cena di raccolta fondi, allora non esiste più un ordine internazionale. Esiste la volontà del più forte. Nient’altro. Sette Paesi in pochi mesi. Nigeria, Siria, Venezuela, Iran, Iraq, Somalia, Yemen. Non è contrasto al terrorismo. Non è legittima difesa. È l’affermazione di un potere senza limiti, senza autorizzazione, senza contrappesi. Un solo uomo, da una sola scrivania, decide chi governa, chi cade, chi muore. Oggi è toccato a Teheran e Caracas. Domani può toccare a chiunque. Non perché i bersagli siano innocenti. Perché il precedente è stato creato. Il meccanismo è in moto. Una volta che accetti che la forza militare sostituisce la politica, la diplomazia, il diritto, non c’è più modo di fermarla. Chi sosteneva che sarebbe stata un’operazione chirurgica, controllabile, limitata, guardi cosa è successo in meno di ventiquattro ore. Khamenei ucciso nel suo ufficio. Centootto persone morte in una scuola elementare femminile a Minab. Le Guardie Rivoluzionarie che lanciano missili su 27 basi americane in cinque Paesi del Golfo. Lo Stretto di Hormuz chiuso al traffico navale. Esplosioni a Riyadh, Abu Dhabi, Manama. Spazi aerei chiusi da Israele al Kuwait. Paesi che non avevano chiesto nulla si ritrovano sotto il fuoco. La teoria della forza chirurgica si è smentita da sola nel giro di poche ore. L’Iran non era un attore isolato. Aveva alleanze, milizie, capacità di ritorsione dal Libano allo Yemen. Colpire Teheran significava accendere ogni miccia della regione. Lo sapevano tutti. Lo hanno fatto lo stesso. Le infrastrutture energetiche globali sono esposte. I mercati si muoveranno. L’economia mondiale ne pagherà il prezzo. Non fra mesi. Adesso. C’è poi la normalizzazione, che è forse la cosa più inquietante di tutte. Un presidente che bombarda mezzo Medio Oriente e la sera si presenta a un gala repubblicano. Un Segretario alla Difesa che celebra «l’operazione più letale della storia» come fosse un record sportivo. La guerra non viene più dichiarata. Viene gestita come ordinaria amministrazione, inserita tra un comizio e una foto di rito. Il confine tra guerra e pace non si è assottigliato. È scomparso. Perché il vero problema non è l’Iran. Non è il Venezuela. Il vero problema è un uomo che si è convinto di stare sopra a tutto. Sopra al diritto internazionale, sopra al Congresso, sopra alle Nazioni Unite, sopra a qualsiasi vincolo che la civiltà ha costruito in ottant’anni per evitare che il mondo tornasse a essere una giungla. Trump non viola le regole. Le ignora. Le considera irrilevanti. Relitti di un’epoca in cui l’America aveva bisogno di alleati, di consenso, di legittimazione. Quell’epoca per lui è finita. Resta solo il potere, nudo, e la certezza messianica di poterlo esercitare senza rendere conto a nessuno. Ha chiesto al popolo iraniano di «prendere il controllo del governo» mentre le bombe cadevano ancora. Ha festeggiato la morte di Khamenei su un social network con la stessa enfasi con cui commenta un indice di borsa. Ha trasformato un atto di guerra in un contenuto da piattaforma digitale. Non c’è solennità, non c’è peso, non c’è la consapevolezza minima che stai mandando a morire delle persone. C’è un uomo che si sente onnipotente e si comporta di conseguenza. Qui sta la responsabilità dell’Europa. Il Segretario Generale dell’ONU ha condannato. L’Unione Europea ha chiesto moderazione. Parole. Comunicati. Niente. Il silenzio operativo è complicità. Accettare nei fatti ciò che si condanna nelle dichiarazioni significa ratificare un mondo in cui le regole valgono solo per chi non ha abbastanza bombe per ignorarle. Significa dire ai nostri figli che il diritto esiste finché conviene al più forte. Significa rinunciare a tutto quello su cui abbiamo costruito l’idea stessa di Europa. Lo Stretto di Hormuz è chiuso. I missili volano su cinque capitali. Una scuola elementare di Minab non esiste più. E l’uomo che ha deciso tutto questo stasera è a cena.
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Stefania Battistini
Stefania Battistini@StefaniaBattis4·
No alla guerra, sì alle Operazioni Speciali #Pupo
Stefania Battistini tweet mediaStefania Battistini tweet mediaStefania Battistini tweet media
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
Gentile Dott.ssa Basile, mi sono imbattuto ieri in un suo commento ad un post col quale Carlo Calenda contestava una lunga sequela di “inesattezze” riportate in un editoriale di Marco Travaglio. Nelle sue poche righe si faceva in particolare riferimento ad una presunta ammissione da parte dell’allora numero due del Dipartimento di Stato USA, Victoria Nuland, circa il “golpe” in Ucraina del 2014, finanziato con 5 miliardi e utilizzando il battaglione Azov, cosa che sarebbe confermata da rapporti OSCE, i quali proprio all’Azov attribuirebbero l’uccisione di civili. Ora, di certo comprendo che scrivere sul Fatto Quotidiano, sia pure saltuariamente, possa spingere ad un processo di irreversibile dissociazione dalla realtà, ma credo che esista un limite, oltrepassato il quale ci si addentra in ambito che andrebbe forse indagato sul piano clinico, più che su quello legato alla disinformazione. Mi permetto di farle presente che, come chiunque abbia approcciato alle vicende di quegli anni sa bene, quello ucraino non fu un golpe, dal momento che il presidente dell’epoca, Viktor Janukovich, abbandonato anche dai suoi, decise alla fine di fuggire in Russia e fu poi dichiarato decaduto dal Parlamento a larghissima maggioranza, perché auto-esclusosi dalle sue funzioni costituzionali. Ne consegue che non esiste alcuna “ammissione” da parte della signora Nuland di un fatto che non è mai avvenuto. La funzionaria americana dei famigerati 5 miliardi effettivamente parlò, ma non come finanziamento di un colpo di stato avvenuto poco prima, bensì come sostegno alla democratizzazione delle istituzioni ucraine nell’arco dei 23 anni precedenti, da quando cioè, nel 1991, Kyiv era tornata indipendente. Finanziamenti che arrivarono peraltro a tutti i paesi post sovietici (Russia inclusa). Sono inoltre curioso di sapere come la Nuland abbia potuto utilizzare l’Azov, un battaglione che non esisteva ancora a febbraio 2014 (mese nel quale fuorono uccisi alcuni manifestanti, e in cui le proteste terminarono) e dunque come possa lei aver trovato addirittura un “rapporto OSCE” che abbia messo una simile assurdità nero su bianco. Leggendo queste curiose invenzioni, mi è anche tornato alla mente un altro suo articolo, pubblicato ovviamente sul Fatto Quotidiano, che risale ad agosto dello scorso anno, nel quale lei raccontava come nei suoi vari incontri con Hitler, Churchill fosse rimasto ammaliato dalla personalità del Fuhrer, sebbene sia universalmente noto che i due in realtà non si incontrarono mai. E potrei continuare con l’Iran, dove durante la sua recente visita, non ha pensato di documentare alcuna delle proteste nelle quali sono morte 30.000 persone, soprattutto giovani, ma ha trovato il modo e il tempo di dire loro che il regime fa bene a sparare alla nuca contro chi è in piazza, o ad impiccare i manifestanti a una gru, visto che tra loro ci sono migliaia e migliaia di agenti infiltrati della CIA e del Mossad, tutti peraltro bravissimi a scappare al momento giusto, visto che non ne è stato catturato o ammazzato nemmeno uno. Considerato che anche in titolo di ex Ambasciatrice lei si autoattribuisce è frutto di alterazioni della realtà, potrebbe gentilmente indicarci il familiare a lei più vicino per accertarci che si prenda finalmente cura di lei? Cordialmente.
Marco Setaccioli tweet mediaMarco Setaccioli tweet media
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Francesco
Francesco@Francesco_3941·
Marco Travaglio e Michele Santoro continuano a raccontare che nel 2014 nel Donbas sarebbe scoppiata una “guerra civile” dopo un colpo di Stato contro Yanukovych. È falso. Il 22 febbraio 2014 non ci fu alcuna presa del potere fuori dal Parlamento: la Verkhovna Rada votò la rimozione di Yanukovych con 328 voti e convocò elezioni anticipate. A favore votarono anche 36 deputati del Partito delle Regioni, il suo stesso partito. Chiamarlo “golpe” è propaganda. E anche la tesi della “guerra civile nel Donbas” è falsa: non fu una rivolta spontanea della popolazione locale, ma un’operazione di guerra ibrida promossa e sostenuta dalla Russia, con paramilitari, mercenari, estremisti e militari russi. Più che una guerra civile, fu un’invasione mascherata da conflitto interno. Guardate questi video del 2013 e del 2014. Gli stessi membri del Partito delle Regioni, cioè il partito di Yanukovych, che nel Donbas controllavano quasi tutte le istituzioni e rappresentavano la maggioranza politica del territorio, erano nettamente contrari all’invasione russa e ai nuovi arrivati “separatisti”. Per capire cosa accadde davvero in quei giorni, basta guardare i fatti, non i racconti di Travaglio e Santoro. La realtà è l’opposto della narrazione che continuano a ripetere. ⬇️⬇️⬇️
Francesco@Francesco_3941

Per chi crede alla favola che “il Donbas è sempre stato russo”: 📹 guardate questo video. Mostra le manifestazioni pro-Yanukovyč e anti-Maidan nel Donbas (2013–2014) e il congresso del Partito delle Regioni (la principale forza politica filo-russa dell’epoca) con 3.500 tra sindaci e amministratori locali il 16 aprile 2014 — quando la Russia aveva già annesso la Crimea e gruppi armati avevano già occupato edifici pubblici e caserme nel Donbas. Tre domande semplici: 👉 vedete bandiere russe? 👉 sentite richieste di secessione? 👉 sentite appelli all’intervento militare di Mosca? No. Al contrario: troverete bandiere ucraine, musica e tradizioni ucraine, discorsi su un’Ucraina forte e indipendente — e soprattutto un messaggio chiaro: no ai “nuovi arrivati” armati, i cosiddetti “separatisti”. Ed è qui il punto chiave: il Partito delle Regioni era la forza dominante nel Donbas. Nel ballottaggio presidenziale del 2010 Yanukovyč ottenne circa il 90% a Donetsk e Luhansk; nel 2012 il partito raccolse circa il 60% complessivo nel Donbas (Donetsk e Luhansk), confermandosi la forza politica largamente maggioritaria. In più, controllava gran parte delle amministrazioni locali e la maggioranza dei principali comuni. Eppure, ancora oggi, ci ripetono che “il Donbas è sempre stato russo”. Vediamo i fatti nel thread seguente. 1/7 ⤵️

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Giovanni Rodriquez
Giovanni Rodriquez@GiovaQuez·
Pupo, perché sta versione da inno alla diserzione non la canti a Mosca al presidente Putin la prossima volta?
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
Ho sopportato pazientemente di leggere 5 puttanate di @marcotravaglio in 10 righe, perché siamo ormai oltre il patetico e rispondere le solite smentite sarebbe stato altrettanto noioso. Ma quando alle scemenze del Solovyov italiano si aggiungono quelle dell’ex quasi ambasciatrice, la prendo come una provocazione personale. Ovviamente non esiste alcun golpe, perché Yanukovich fuggì e fu poi sfiduciato all’unanimità dalla Rada. I famosi 5 miliardi gli USA li investirono non per organizzare colpi di stato nel 2014 ma per accompagnare la democratizzazione del paese dal 1991 in poi (ed arrivarono in tutti i paesi ex sovietici, Russia inclusa). E non esiste alcun rapporto OSCE nel quale si parla dei cecchini dell’Azov. Da notare che questa poveretta ha pure il coraggio di parlare di ignoranza e malafede altrui. 🤦🏻‍♂️
Marco Setaccioli tweet mediaMarco Setaccioli tweet media
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