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@aintnobattery

🇵🇸

Cremona, Stivale Katılım Ekim 2013
439 Takip Edilen77 Takipçiler
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Risorsa Disumana 🔻@aintnobattery·
@Inter Da interista, per me è stato il più forte difensore della storia. Quella finale del '94 lo ha reso mitologico, giustamente. Chapeau!
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Inter ⭐⭐
Inter ⭐⭐@Inter·
Addio a Franco Baresi, protagonista delle grandi sfide del Derby di Milano e una delle figure che più hanno definito la storia della rivalità. Capitano, uomo squadra e bandiera del Milan, ha vissuto ogni confronto con l’Inter tra competizione e rispetto, dentro una sfida che ha scritto pagine indimenticabili del calcio italiano. Il Presidente Giuseppe Marotta e tutta FC Internazionale Milano si stringono attorno alla famiglia Baresi, al fratello Beppe e all'AC Milan in questo momento di dolore.
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ottolinatv
ottolinatv@ottolinatv·
🏭 Per decenni ci hanno raccontato che la pianificazione sovietica fu soltanto burocrazia, inefficienza e sacrifici imposti alle masse. Ma i dati raccontano una storia molto diversa. 📈 In pochi anni l’URSS trasformò un Paese agricolo e arretrato in una grande potenza industriale, investì nell’istruzione, abbatté l’analfabetismo e costruì la base produttiva che rese possibile la vittoria contro il nazismo. ⚙️ Come funzionavano davvero i piani quinquennali? Perché venne data priorità all’industria pesante? E la successiva stagnazione dimostra davvero il fallimento della pianificazione o viene giudicata con criteri costruiti per le economie capitalistiche? 🇷🇺🇨🇳 A Fest8lina 2026, Vladimiro Giacché ha ricostruito la storia della pianificazione dall’URSS alla Cina e ha smontato molti dei luoghi comuni più radicati. ▶️ Guarda il video: youtu.be/q2RYfAsaSyI?is… 👉E' USCITO IL NUOVO PAMPHLET DEL MARRU, "DISERTARE L'ASSEDIO". Corri a comprare la tua copia qui: #OttolinaTV" target="_blank" rel="nofollow noopener">poetsandsailors.com/shop/disertare… 👉 Aderisci alla campagna di sottoscrizione di ottolinatv su GoFundMe ( gofund.me/c17aa5e6 ) e su PayPal ( shorturl.at/knrCU ) 👉 Seguici anche su Spotify open.spotify.com/show/1AQC7D1D7… 👉Iscrivetevi al nostro canale Substack qui substack.com/profile/194566… 👉 Belle vero le magliette del Marru? Finalmente le puoi comprare anche tu. Visita qui il nostro merchandising: ottolinatv.it/negozio/
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James Tate
James Tate@JamesTate121·
The more you know.
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Daniel Mayakovski
Daniel Mayakovski@DaniMayakovski·
"Dicen que las empresas contaminan los ríos... ¿y cual es el problema? ¿dónde está el daño? Las empresas pueden contaminar todo lo que quieran los ríos, porque sobra el agua, estamos en una sociedad donde sobra el agua". El demente ultraderechista de Milei defendió que las empresas destruyan los ríos y los bosques si eso le hace ganar dinero al capitalista, ya que según este bufón, el agua sobra en la sociedad. Este infraser debería ser enviado a Somalia para que camine durante kilómetros solo para llenar una botella de agua de un pozo contaminado, como allí tienen que hacer los niños, se le quitarían las ganas de hablar así del agua. Esta es la clase de criminales que el capitalismo pone a gobernar, exterminarían a media humanidad si fuese preciso por tal de aumentar 4 dólares más los beneficios de sus amos capitalistas.
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GioPic
GioPic@giopic_original·
@aintnobattery Non potrei mai competere con uno come te che non fa altro. Professionista
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Gilberto Trombetta
Gilberto Trombetta@Gitro77·
L'IRI i debiti li ha acumulati negli anni 70 a causa delle crisi petrolifere per salvare aziende pubbliche e private (nazionalizzandole) e continuando a investire quando i privati non lo facevano più. Si è indebitata per salvare l'industria italiana, soprattutto nei settori strategici, che è esattamente quello che doveva fare. Negli anni 80 l'IRI contava circa 1.000 società con più di 500.000 dipendenti. Era una delle più grandi aziende non petrolifere al mondo. Nel 1992 l'IRI era il settimo conglomerato al mondo per dimensioni, con un fatturato di 75.912 miliardi di lire.
GioPic@giopic_original

@Gitro77 L'IRI negli anni '80 ha accumulato perdite per oltre 14.200 mld di lire. Poi hanno iniziato a vendere per limitare le perdite. Non mi pare un gran successo.

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Gabriele Guzzi
Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
Il nostro carosello d'immagini contro la propaganda sul debito pubblico, che abbiamo pubblicato anche qui su X ieri, ha raggiunto in sole 24 ore 80mila visualizzazioni su Instagram. Di questi, oltre il 70% ha meno di 35 anni. Probabilmente non aveva mai sentito nulla di questo tema, ed era forse del tutto succube di una narrazione che inibisce la lotta politica attribuendoci una colpa ontologica, tra l'altro falsa. Sono piccoli successi che non vanno sottovalutati. L'atto rivoluzionario oggi è innanzitutto quello di risvegliare coscienze, destare a sé stessi il pensiero critico, uscire insieme dalla caverna in cui siamo rinchiusi. Se volete, e avete figli o nipoti, potete dire di seguire le nostre pagine su Instagram e Tiktok. I giovani sono molto più svegli e imprevedibili di quanto non si pensi. E l'uso consapevole, libero e creativo dei social network è un grande strumento di aggregazione politica. Grazie per il lavoro di consapevolezza che stiamo compiendo insieme! Gabriele
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GioPic
GioPic@giopic_original·
@Gitro77 L'IRI era una macchina mangia soldi, come ogni altro carrozzone statale. Solo Alitalia dal '90 al 2000 ha accumulato 2,5 mld di perdite (a valori attuali). Lufthansa ne ha guadagnati 2 nello stesso periodo. Dovete capire che l'impresa la devono fare i PRIVATI COI PROPRI SOLDI.
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Gilberto Trombetta
Gilberto Trombetta@Gitro77·
Quella di Alitalia è una storia esemplare del fallimento delle privatizzazioni. Fino a quando è rimasta interamente pubblica Alitalia era una delle maggiori (e migliori) compagnie di bandiera al mondo. Con bilanci quasi sempre in attivo (fatta salva la parentesi durante le crisi petrolifere a cavallo tra anni 70 e 80). Sul finire degli anni 80 contava quasi 22.000 addetti, con una flotta di 133 velivoli, più di 16 milioni di passeggeri all’anno e un fatturato pari a quello di Klm. Poi sono arrivate le liberalizzazioni, le privatizzazioni e i capitani coraggiosi grazie ai quali sono state realizzate più del 90% delle perdite della compagnia. Alitalia era costata 14,5 miliardi dal 1974 al 2023 di cui 10,3 miliardi (il 71%) a partire dal 2008. Tra il 1974 e il 1997 (quando iniziò la liberalizzazione del settore prima e la privatizzazione dopo) è costata poco meno di 2 miliardi di euro. Se calcoliamo tutta la gestione pubblica (dagli anni 50 agli anni 90) il bilancio è sostanzialmente in pareggio. Solo tra il 2020 e il 2021 Lufthansa ha ricevuto dallo Stato gli stessi aiuti che Alitalia ha ricevuto in 20 anni (11 miliardi).
GioPic@giopic_original

@Gitro77 L'IRI era una macchina mangia soldi, come ogni altro carrozzone statale. Solo Alitalia dal '90 al 2000 ha accumulato 2,5 mld di perdite (a valori attuali). Lufthansa ne ha guadagnati 2 nello stesso periodo. Dovete capire che l'impresa la devono fare i PRIVATI COI PROPRI SOLDI.

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alberto negri
alberto negri@negrialbe·
Trump e Netanyahu decidono per il resto del mondo: siete contenti? Dopo Zelenski oggi Trump riceve Netanyahu e i due decideranno i destini della guerra contro l'Iran e del Medio Oriente, quindi decidono anche per noi europei e il resto del mondo. Pensate quanto poco contano Nato ed Europa. Spinto da Netanyahu, con la guerra iniziata il 28 febbraio Trump si era prefissato la distruzione del nucleare iraniano e il rovesciamento del regime: niente di tutto questo, cinque mesi dopo, si è realizzato. Ma Netanyahu sa cosa vuole, Trump no, come sottolinea il New York Times. Il premier israeliano, in piena campagna elettorale, vuole la guerra permanente contro l'Iran (certo non la pace) e non intende ritirarsi da Libano, Siria, Gaza e Cisgiordania. Il nostro silenzio è assordante.
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Steve Hanke
Steve Hanke@steve_hanke·
Former British Diplomat Alastair Crooke on the true aim behind the Ukraine-Russia war: "What is the aim of this war for America? It's the same aim that's been there for nearly 200 years: to break up Russia, to partition it into its separate parts, and to steal its resources."
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Il Fatto Quotidiano
Il Fatto Quotidiano@fattoquotidiano·
Elly Schlein è giovane, moderna, cosmopolita. Ma sa parlare alla maggioranza degli italiani? Il problema è proprio questo: la segretaria del Partito Democratico sa parlare ai suoi pari, ai coetanei laureati, agli ambienti più colti e progressisti, a una parte del suo stesso partito @danielaranieri , autrice di 'Ma come parli?! Manuale di resistenza al linguaggio dei politici' edito @PaperFirst 📚 Disponibile in libreria e negli store online
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Gabriele Guzzi
Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
Il debito pubblico non è nato da un peccato. È nato da una scelta politica precisa. Ci raccontano che negli anni '80 avremmo vissuto "al di sopra delle nostre possibilità", che il debito è colpa dei nostri nonni, della spesa allegra, degli sprechi. Al di là degli aneddoti, i dati dicono altro. Tra il 1978 e il 1981 l'Italia attraversa quattro passaggi che cambiano la sua Costituzione economica: il Piano Pandolfi, l'adesione al Sistema monetario europeo, la sconfitta sindacale, il divorzio Banca d'Italia-Tesoro. Da lì in poi lo Stato smette di controllare il costo del proprio debito. I tassi reali diventano positivi e restano alti per tutto il decennio. La spesa sociale resta stabile — quello che esplode sono gli interessi, mantenuti alti per farci rimanere in una folle integrazione monetaria europea. Non fu sperpero. L'aumento del debito fu causato da una decisione politica: la volontà di rimanere a tutti i costi in un regime monetario sbagliato, che favoriva i paesi con valute forti come la Germania. Oggi, la falsa narrazione sul debito è diventata il guardiano della conservazione: non ci "meriteremmo" la politica a causa dei nostri "peccati". Se capiamo la storia, fuori dalla propaganda, possiamo riacquisire la libertà della politica, e pensare a un cambiamento radicale dell'ordine economico, politico e geopolitico dell'Italia e dell'Europa. Progetto creativo di @LucaDomCos 1/3
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sersky8
sersky8@sersky8·
Ma il gioiellere ? E la famiglia nel bosco ?
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Elena Peter
Elena Peter@ElenaPeter36074·
"tenere i salari più bassi in Italia per combattere la concorrenza" Questi sono i super esperti. Figuriamoci gli altri. Povero popolo italiano.
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Gabriele Guzzi
Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
L'Italia ha il record che nessun Paese vorrebbe avere. Secondo l'OCSE, nel 2026 il potere d'acquisto dei salari italiani continuerà a diminuire dello 0,9%, dopo il pesante crollo degli ultimi anni. Il dato più impressionante riguarda infatti il confronto con il 2021: oggi i salari reali italiani sono inferiori del 6,1%, il peggior risultato tra le grandi economie avanzate e il secondo peggiore in tutta l'OCSE, davanti a noi c'è soltanto la Nuova Zelanda. Il confronto con gli altri Paesi è impietoso. Nel Regno Unito i salari reali sono ormai superiori ai livelli del 2021, in Germania e in Francia il recupero è stato pressoché completo, mentre la media OCSE è tornata sopra i livelli precedenti alla fiammata inflazionistica. L'Italia, invece, resta ancora molto lontana dal recuperare il terreno perduto. Eppure continuiamo a sentirci ripetere che il mercato del lavoro non è mai andato così bene. È vero: l'occupazione ha raggiunto livelli record e la disoccupazione è ai minimi da decenni. Ma una domanda resta inevitabile: che senso ha celebrare il record degli occupati se chi lavora continua a impoverirsi? Un'economia non migliora soltanto perché aumenta il numero di persone che hanno un impiego. Migliora quando il lavoro permette di vivere meglio. Se gli stipendi perdono potere d'acquisto, le famiglie consumano meno, la domanda interna si indebolisce, gli investimenti rallentano e la crescita rimane fragile. Il vero obiettivo, quindi, non dovrebbe essere semplicemente creare più occupazione, ma creare occupazione di qualità, con salari che crescano almeno quanto il costo della vita, e preferibilmente di più, cosi da ridurre le disuguaglianze. Su questo fronte, purtroppo, i dati dell'OCSE ci dicono che l'Italia continua a essere uno dei Paesi che hanno fatto peggio nel mondo avanzato. Serve una svolta radicale nella politica del lavoro che da 30 anni, tranne rare eccezioni, è ancora del tutto in mano alla visione neoliberale. Gabriele Guzzi
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La Gazzetta dello Sport
La Gazzetta dello Sport@Gazzetta_it·
Bastoni, le chat dell'inchiesta escort: "C'è un posto per imboscarsi?". Il sushi, il taxi, la notte a casa con la minorenne trib.al/WSoSJ97
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Gilberto Trombetta
Gilberto Trombetta@Gitro77·
Da oggi parte la truffa del secolo, cioè il silenzio assenso sul TFR da regalare ai fondi speculativi (soprattutto BlackRock, Vanguard e State Street) per finanziare Wall Street e la corsa al riarmo. Ricordiamo che circa 10 milioni di italiani sono titolari di una pensione integrativa. Il patrimonio complessivo gestito da questi fondi è di 224 miliardi di euro. Solo una quota minima di queste risorse è indirizzata all'economia italiana (circa il 19% contro quasi il 30% del 2019). Il resto e investito in titoli di Stato e obbligazioni estere.
Repubblica@repubblica

Tfr nel fondo pensione, il bivio dei giovani: così l’assegno può crescere fino al 60% repubblica.it/economia/2026/…

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