Pierpaolo Cavallo

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Pierpaolo Cavallo

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@pcavallo60

Professore di Sanità Pubblica, Europeo e Occidentale. Professor of Public Health, European and Westerner.

Salerno, Italy Katılım Temmuz 2012
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Pierpaolo Cavallo
Pierpaolo Cavallo@pcavallo60·
Lo statuto di Hamas, nel testo originale 1988 e nella revisione 2017 prevede espressamente la cancellazione di Israele ("obliterated", "over evey inch of Palestine", "from the river to the sea").
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smoggy (Ythan Harcourt)
smoggy (Ythan Harcourt)@smoggy1536445·
This is a thread taking an in-depth dive into Palestine Action (PA), its actors and its motives. Let me start by Introducing you to James Fergie Chambers. James is the incredibly wealthy son of the American Cox family. Who now resides in Ireland. He is a fundamental and key player in the Palestine Action collective. A self declared revolutionary communist, Maoist and Leninist, who directly supports Hamas, and has an incredibly fond love of Russia and a deep seated hatred of all things western.
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Ninabecks con Israele e Ucraina nel cuore
Analisi perfetta! Roberto Damico. La Pagina La vile. La Storia chiederà il conto. Prima o poi, lo fa sempre. E se il Partito Democratico avesse una classe dirigente degna di questo nome, avrebbe dato la linea. Avrebbe diretto. Invece oggi il PD non ha una classe dirigente: ha una gestione. C'è differenza. Bisogna smettere di essere guardinghi. Bisogna chiamare le cose col loro nome. Le maggiori responsabilità dello sfacelo attuale sono di Elly Schlein. E – se c'è da prendere una querela, me la prendo – quello che Schlein ha dimostrato, e continua a dimostrare, è una sola cosa: vigliaccheria. Non dice una parola reale su Zelensky. Non si schiera con le iraniane e gli iraniani. Finge di non vedere l'antisemitismo che sta travolgendo tutto. Volta sempre il viso dall'altra parte. Lascia che le ucraine e gli ucraini muoiano, che le ebree e gli ebrei vengano perseguitati. Di nuovo. Sì, Elly, io ti accuso. Ti chiedo di fare i conti con la tua viltà, con la tua mancanza di spina dorsale. Non sei una fascista. Non sei una comunista. Non sei una traditrice. Sei peggio: sei una che poteva fare e non ha fatto. Che poteva parlare e ha taciuto. Che poteva schierarsi e ha girato la testa. La tua non è malafede. È viltà. E la viltà, in politica, è forse il peccato più grave. Perché la malafede si combatte, si smonta, si espone. La viltà no. La viltà si insinua. Si nasconde dietro la prudenza, si traveste da moderazione, aspetta che qualcun altro faccia il lavoro sporco – e poi si presenta come "ragionevole", come "l'unica forza di opposizione". Ma opposizione a cosa? Al fascismo? Non c'è fascismo. A Putin? Putin è il tuo alleato di fatto. Agli antisemiti? Gli antisemiti sono nella tua coalizione. Tu non ti opponi a nulla. Subisci. Aspetti. Speri che il tempo faccia il suo corso, e che qualcun altro risolva i problemi che tu non hai il coraggio di affrontare. La Storia – quella vera – consegnerà il tuo nome a chi verrà dopo. Non con l'odio. Con il disprezzo. Che è peggio. Perché l'odio si può ricambiare, alimentare, trasformare in energia. Il disprezzo no. Il disprezzo è definitivo. È il giudizio di chi ti ha già archiviata.
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Carlo Calenda
Carlo Calenda@CarloCalenda·
Occorre riconoscere il coraggio e la nettezza di @ellyesse nel condannare quanto avvenuto a Milano e Bologna.
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
E in questo 25 aprile alla rovescia, in cui gli “antifascisti” si prendono le piazze utilizzando metodi fascisti, succede persino che @GiorgiaMeloni, leader di un partito erede del MSI, pubblichi una condanna che avrebbe dovuto scrivere @ellyesse, troppo impegnata ad inondare i social di foto di sé stessa che ripete e canta valori che poi non difende, consapevole com’è che quell’intolleranza della quale non parla s’è già prenotata un posto nel campo largo.
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FabTab spunta bau 🦋
FabTab spunta bau 🦋@fabio_tab·
🧵1/25 Il testo che segue è di Dmitry Chernyshev, un blogger russo che oggi vive in Italia. E' un'analisi che definirei quasi "scientifica", basata su dati e precedenti storici, del destino che attende la russia di Putin. Spero lo troviate interessante quanto l'ho trovato io
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FabTab spunta bau 🦋
FabTab spunta bau 🦋@fabio_tab·
25/25 ma porta a più problemi nel lungo periodo. Più dura la guerra, più difficile è uscirne. Ma continuare la guerra è mortalmente pericoloso. Per la prima volta si può dire che l'Ucraina sta iniziando a vincere"
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Bartolomeo Mitraglia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia·
@Piero_Terracina "Il nodo irrisolto: esistere o non esistere" Riflettevo stamani sulla questione israeliana, sulla quale il mondo dal 1948 costruisce una parte della propria identità ideologica. Al netto di slogan, risoluzioni e tavoli negoziali, si riduce a una linea di confine molto semplice: riconoscere oppure negare il diritto all’esistenza di Israele. Tutto il resto viene dopo. Confini, sicurezza, status di Gerusalemme, insediamenti, perfino le tregue, sono capitoli che si aprono solo quando quel punto è chiuso. Se non lo è, ogni trattativa diventa teatro. Israele nasce nel 1948 come Stato sovrano e, come ogni Stato, fonda la propria legittimità su un principio elementare: esistere entro confini riconosciuti e difendibili. Il problema è che, a differenza di altri contesti, questo presupposto non è mai stato accettato in modo pieno e definitivo da una parte del mondo arabo e da movimenti che hanno costruito la propria identità politica proprio sulla negazione di Israele. Quando il punto di partenza è “non devi esistere”, pensateci, il negoziato è già morto. Di cosa si dovrebbe parlare, dei pompelmi di Jaffa? Nel campo occidentale, da sempre una parte della cultura di sinistra ha progressivamente spostato il baricentro del discorso. In nome dell’antimperialismo e della solidarietà verso i palestinesi, si è finito spesso per relativizzare il diritto all’esistenza di Israele, o per condizionarlo. Non sempre in modo esplicito, ma nella pratica sì: si accetta Israele solo a certe condizioni, lo si sottopone a un giudizio permanente, si tollerano narrazioni che ne mettono in discussione la legittimità originaria. È un terreno scivoloso, perché apre la porta a un doppio standard: ciò che per altri Stati è un dato di fatto, per Israele diventa materia negoziabile. Il risultato è un cortocircuito. Da una parte si chiede a Israele di garantire sicurezza e autocontrollo, dall’altra si legittimano, anche solo sul piano simbolico, posizioni che negano la sua esistenza. Non funziona. Nessuno Stato accetterebbe di sedersi a un tavolo mentre l’interlocutore ne contesta il diritto a stare sulla mappa. La storia recente lo dimostra. Ogni avanzamento reale è arrivato quando il riconoscimento è stato messo nero su bianco, quando si è accettato che Israele c’è e ci resterà. Ogni arretramento coincide con il ritorno alla negazione, alla delegittimazione, alla guerra per procura. È un’alternanza che si ripete da decenni. Dire che tutto si riduce a questo non significa ignorare il dramma palestinese, né minimizzare responsabilità e errori israeliani. Significa stabilire una priorità logica. Senza il riconoscimento reciproco, non esiste pace possibile. Con il riconoscimento, invece, si apre uno spazio reale, difficile ma concreto, per discutere di tutto il resto. E qui entra in gioco il punto più semplice, quasi brutale nella sua chiarezza. Tutti questi teatrini stucchevoli, alimentati da una sinistra delegittimaria, le distinzioni artificiose tra sionismo e antisemitismo usate come foglia di fico, le discussioni infinite su chi deve riconoscere cosa, quando, come e perché, si riducono a una sola domanda: riconosci il diritto all’esistenza di Israele? Se la risposta è sì, allora si può parlare per giorni di Medio Oriente, storia, diritto internazionale, governi, errori, responsabilità e di ogni scelta politica discutibile. Se la risposta è no, meglio salutarsi: la conversazione finisce lì. Per quanto mi concerne, capii che un ebreo non poteva essere di sinistra quando, nel lontano 1975, ebbi uno scontro verbale con un giovanissimo Massimo D’Alema, allora segretario della FGCI, che, con tanto di kefiah al collo e due scagnozzi al seguito, girava per i collettivi dei licei (io ero al Morgagni, a Monteverde, Roma) per perorare la causa palestinista, negando il diritto all' esistenza di Israele. AtSalut
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m a u r o
m a u r o@maurorizzi_mr·
Ieri ho postato la foto di questa madre orgogliosa a fianco del figlio militare. I soliti ritardati hanno fatto commenti tipo “vacci tu in guerra”, “come si fa a essere orgogliosi di mandare un figlio a morire?”. In realtà è esattamente il contrario: avere una difesa moderna e un esercito ben equipaggiato e addestrato scoraggia potenziali aggressori, riducendo il rischio di una guerra. La pace non è un dato di fatto automatico: è spesso il risultato di una deterrenza militare: investire in difesa significa quindi investire nella prevenzione della guerra stessa. Se tutti ragionassero come i ritardati di cui sopra non avremmo un esercito, e in caso di aggressione non avremmo possibilità di difenderci e tanti giovani, come quello in divisa nella foto, morirebbero. Indossare la divisa allontana la guerra, non l’avvicina, ma capisco che per certe menti è un concetto troppo difficile da comprendere.
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Pierpaolo Cavallo
Pierpaolo Cavallo@pcavallo60·
@LuigiMascheroni Manca la sesta, ma per quella si dovrebbero rievocare i fasti di Tinì Cansino... (per chi se ne ricorda: Drive In, anni '80)
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Luigi Mascheroni
Luigi Mascheroni@LuigiMascheroni·
Dedicato a Marianna Aprile
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Pierpaolo Cavallo
Pierpaolo Cavallo@pcavallo60·
I closed my account at Aliexpress. Here's the reason. "Your platform is useless. I look for a marine engine gauge and it proposes me toys for kids, due to your idiotic algorythm. A real moron could not do worse than your programmers..."
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Free4future
Free4future@Free4futur99001·
Segnatevi questo nome: Abolqasem Salavati. E guardate bene la sua foto. Questo è il giudice iraniano, noto come “Judge of Death”, che ha condannato a morte e fatto impiccare Amirhossein Hatami, un ragazzo di 18 anni. All’alba di oggi, 2 aprile 2026, Amirhossein è stato impiccato nel carcere di Ghezelhesar (Karaj), dopo essere stato arrestato durante le proteste di gennaio a Teheran per l’incendio alla base Basij “Kaveh”. Salavati, presidente della Sezione 15 del Tribunale Rivoluzionario di Teheran, lo ha condannato con l’accusa di moharebeh (“inimicizia contro Dio”), dopo un processo-farsa basato su confessioni estorte sotto tortura. Questo è l’uomo che firma regolarmente condanne a morte contro giovani manifestanti, attivisti e oppositori del regime. Guardatelo bene in faccia. Questo è uno dei volti della barbarie della Repubblica Islamica dell’Iran. Mettete nei preferiti questo post. E usatelo sulle bacheche di chi difende il regime iraniano. E speriamo di vedere presto la sua foto con la scritta ELIMINATO
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Jamie Bonkiewicz
Jamie Bonkiewicz@JamieBonkiewicz·
I’ll save you some time on the Iran address: • It’s Biden’s fault • 48 hours • Two weeks • Some incoherent gibberish • We’ve won • We are way ahead of schedule • It’s a little excursion • We have obliterated them • We’ve knocked out all their ships • I could open up the Strait of Hormuz • Go get your own oil • They gave us a present • NATO are cowards • Something about Nuclear weapons • Allies are useless • We need allies • Nobody’s ever seen anything like it • Fake news • DEMOCRATS • Obama • More gibberish • I know more than the generals • Greatest foreign policy ever Am I missing anything?
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Pierpaolo Cavallo
Pierpaolo Cavallo@pcavallo60·
@kommander61 Su "Vicienzo a marenna" sono caduto dalla sedia. Immagino che tra i Principal Investigator attivi vi siano anche asset del calibro di "Tonino Piett à for" e "Fonz Capa è lacerta"...
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Kommander61
Kommander61@kommander61·
@pcavallo60 Come sa, professore, all'istituto di studi geopolitici Vicienzo a Marenna di via Raffaele Mauri, ex palazzina Sip, si sviluppano teorie e studi di altissimo livello anche utilizzando il famoso LLM Padre Giovanni l'unica AI che insegna anche catechismo. Ola.
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Pierpaolo Cavallo
Pierpaolo Cavallo@pcavallo60·
Quanto mi piace la chiarezza maricondese applicata allo scenario globale. Leggete. A mio avviso, la chiave è questa: "... non è una forza sconfitta: è una forza che ha aggiornato la propria tattica al mutare delle condizioni."
Kommander61@kommander61

Bret Stephens (NYT) e un accademico arabo su Al Jazeera sostengono la stessa tesi sulla guerra in Iran con gli stessi argomenti. Partono da mondi opposti. Arrivano allo stesso punto cieco. Non è un caso. Segue link.

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Pierpaolo Cavallo
Pierpaolo Cavallo@pcavallo60·
@kommander61 Siamo noi lettori a dover dire grazie. Il senso critico si coltiva con i dati, i modelli e la discussione.
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Kommander61
Kommander61@kommander61·
Sono piacevolmente stupito che questo pezzo di commento, più che altro un esposizione di metodo un po' complessa, abbia ricevuto un riscontro molto soddisfacente. La dimostrazione che se non tratti gli adulti come bambini, riappare il senso critico. Bene. È quello che cercavo.
Kommander61@kommander61

Bret Stephens (NYT) e un accademico arabo su Al Jazeera sostengono la stessa tesi sulla guerra in Iran con gli stessi argomenti. Partono da mondi opposti. Arrivano allo stesso punto cieco. Non è un caso. Segue link.

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Ermes Antonucci
Ermes Antonucci@ErmesAntonucci·
La pm che ha chiesto per Sansonetti la condanna a 3 anni e mezzo di reclusione, contro tutte le sentenze della Corte costituzionale e della Cedu che impediscono il carcere per la diffamazione a mezzo stampa, in un Paese normale sarebbe cacciata dalla magistratura dopo un giorno
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