Stefano Farina

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Stefano Farina

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@farinast3

informatica, sanità, sale operatorie, terapie intensive ma anche economia, politica, apicoltura e karate. Delegato regionale Lombardia e MB @Ora_italia

Katılım Temmuz 2013
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Stefano Farina
Stefano Farina@farinast3·
ORA abbiamo uno statuto ed un programma politico. ORA abbiamo un'assemblea ed un direttivo nazionale. ORA abbiamo un segretario ed un presidente. ORA dobbiamo farci conoscere sul territorio, incontrare le persone, spiegare le nostre idee e soluzioni. ora-italia.it
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Stefano Farina
Stefano Farina@farinast3·
@nicola_humar E chi lo paga? È possibile farlo ma serve: 3-riformare tassazione e previdenza 2-tagliare la spesa pubblica (improduttiva) e la quota di spesa per pensioni troppo alta 1-tagliare le tasse sul lavoro 0-incentivare produttività
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Nicola Humar
Nicola Humar@nicola_humar·
Ma ci rendiamo conto quanto tempo si lavora oggi nonostante tutti i progressi tecnologici e produttivi degli ultimi decenni? Non facciamo altro che lavorare, mangiare e dormire in loop. Che vita è questa? Ridurre l’orario di lavoro a parità di salario.
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Quintus Poppaedius Silo
Quintus Poppaedius Silo@francescoproia·
Ringraziamo Giovannino Carrano, di Stickerland, che ha stampato questi splendidi adesivi, da apporre all'inizio dei vari sentieri campani, attualmente già coperti dalla rete SOS-Italia. Grazie a questa lodevole iniziativa gli escursionisti potranno sapere che su questo o quel sentiero è comunque possibile comunicare, anche dove non prende il cellulare, grazie alla rete e ai dispositivi SOS-Italia. Per maggiori informazioni sulla rete e i dispositivi di sicurezza: Sito web: sos-italia.net WhatsApp: 377.955.5399
Quintus Poppaedius Silo tweet mediaQuintus Poppaedius Silo tweet media
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Francesco
Francesco@Francesco_3941·
L’incubo di Putin Come diceva Boris Nemtsov, Putin non ha reso la Russia più grande: la sta solamente trascinando in un completo disastro. Prima del 2013, russi e ucraini erano popoli vicini, spesso legati da rapporti di amicizia. Gli ucraini non cercavano lo scontro con la Russia: volevano semplicemente un futuro europeo, libero e democratico. Putin, invece di rispettare quelle aspirazioni, ha scelto la repressione, l’aggressione e infine l’invasione. Così ha creato ciò che più temeva: un’Ucraina unita, orgogliosa, patriottica e determinata a difendere la propria indipendenza. Ha rafforzato l’identità nazionale ucraina. Ha alimentato l’attaccamento alla patria. Ha trasformato milioni di cittadini in difensori della propria libertà. Oggi l’Ucraina non solo resiste: diventa ogni giorno più forte. Con droni e missili è in grado di colpire sempre più in profondità, minacciando infrastrutture strategiche russe, impianti energetici e persino i giacimenti di petrolio e gas. Oggi Mosca brucia davvero. Domani potrebbero bruciare anche i giacimenti dell’Artico. L’incubo di Putin era un’Ucraina democratica ed europea. Oggi il suo vero incubo è un altro: una Russia logorata dalla guerra, sempre più isolata, fallita sul piano economico, militare e sociale. E questo incubo se l’è costruito con le proprie mani.
Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський@ZelenskyyUa

Last night, our long-range sanctions once again reached the Moscow region – for the second time this week, the Moscow oil refinery was hit. Targets were also struck in the Rostov region and in temporarily occupied territories of Ukraine. This is a fully justified response to Russian attacks on our cities and communities, and another important result of our warriors’ work against facilities that sustain Russia’s war machine. I thank our Defense and Security Forces of Ukraine for their coordinated efforts – the Security Service of Ukraine, the Unmanned Systems Forces, the Special Operations Forces, Defense Intelligence, and our missile brigade for their precision. In recent days, all of our partners have noted the precision and effectiveness of our mid-range strikes and long-range sanctions. It is time the war ended, and Russia must take the necessary steps in diplomacy.

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Andrea Savi
Andrea Savi@AndreaSavi3·
Ennesima incoerenza europea. Sul regolamento europeo sui rimpatri c’è un dato politico e un dato sostanziale che vale la pena evidenziare. Il dato politico è che il PPE ha votato insieme a conservatori, patrioti e sovranisti. La destra tradizionale e la destra più estrema ormai costruiscono insieme le maggioranze su uno dei temi più sensibili dell’agenda europea. Il dato sostanziale è che si continua a confondere la conseguenza con la causa. L’irregolarità non nasce perché i rimpatri sono pochi. Nasce perché i canali regolari sono insufficienti e regolarizzarsi è spesso troppo difficile. il rimpatrio resta uno strumento legittimo in casi specifici, come soggetti pericolosi, mancata cooperazione o violazioni gravi. Ma da solo non governa nulla, pura propaganda. Governare i flussi significa creare percorsi regolari, efficienti e trasparenti. Significa intervenire sulle cause, non limitarsi a rincorrerne gli effetti. Questa la posizione di @ora_italia : ora-italia.it/immigrazione-t…
L'HuffPost@HuffPostItalia

Le destre dominano l'Ue. Sui rimpatri il Ppe vota con AfD: Merz fa una figuraccia dlvr.it/TT55Dr

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Luigi Moccia
Luigi Moccia@LuMo71·
Il dibattito sul nucleare in Italia è surreale Vengono avanzate ipotesi che funzionano solo sulla carta, ignorando le evidenze sui costi e sui tempi di realizzazione dei progetti nei contesti confrontabili Livello: media del pollo di Trilussa, quando si fanno le medie *mondiali* sui tempi dei cantieri nucleari Dovrebbe essere evidente che non puoi utilizzare una media globale, dipendente in gran parte dalla Cina, quando in quel paese asiatico un ospedale con terapie intensive lo tirano su in una settimana—ricorderete, immagino, ai tempi del Covid Ma c'è di peggio delle medie globali tra contesti estremamente differenti Il peggio è l'utilizzo del conteggio di una sola fase, quella il cui contatore del tempo comincia con il getto delle fondazioni e termina con la chiusura del cantiere Dove vengono conteggiati la progettazione specifica per il sito, il processo autorizzativo, la preparazione del sito prima delle fondazioni e, infine, la fase di test del reattore, una volta completato il cantiere? Tutto tralasciato: contabilità selettiva che amplifica la precedente distorsione della media di Trilussa Volete sapere a quanto ammonta il tempo, dalla pianificazione all'operatività, di un reattore nucleare deciso in questo primo quarto di secolo (non del secolo scorso) nei paesi occidentali dotati di un'autorità di sicurezza indipendente? Nel grafico seguente la risposta: 21 anni Attenzione, prima di chiedersi se questi tempi possono essere accorciati in Italia, bisognerebbe domandarsi se i progetti lì elencati hanno avuto fattori abilitanti non presenti nel nostro paese. Ovvero, in base a quali condizioni — che noi non abbiamo — in Finlandia, nel Regno Unito, negli USA e in Francia hanno impiegato in media 21 anni? Quei paesi hanno: 1. Continuità nell'uso dell'energia nucleare 2. Autorità indipendente della sicurezza nucleare già operativa 3. Tutti i siti di questi progetti ospitavano già reattori nucleari e avevano il consenso ad una estensione della centrale da parte della popolazione (spesso poco numerosa) circostante 4. sia i partiti di governo sia d'opposizione erano concordi nel proseguimento del nucleare 5. In tutti i paesi erano presenti almeno i depositi temporanei dei rifiuti o progetti avviati, in un caso, Finlandia, anche con deposito geologico Ora, mancando in Italia questi suddetti 5 fattori, e con l'esperienza recente indicata nel grafico, alcuni propongono invece che si possa fare nucleare qui nel giro di pochi anni, non due o tre decenni I costi? 1/2
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ORA!
ORA!@ora_italia·
Oggi, nella Giornata dell’Orgoglio Autistico, celebriamo il valore della neurodiversità e il contributo che le persone autistiche portano ogni giorno alla società. La consapevolezza è importante, ma acquista significato quando si traduce in opportunità, autonomia e partecipazione reale. La sfida è costruire una società in cui le persone autistiche possano partecipare pienamente alla vita economica e sociale del Paese. Oggi siamo ancora lontani da questo obiettivo. Non mancano capacità o talento: esistono invece ancora ostacoli nell'accesso allo studio, al lavoro e ai servizi necessari per sviluppare il proprio percorso di vita. Il lavoro rappresenta indipendenza, dignità e partecipazione. Secondo le stime disponibili, solo circa una persona autistica su dieci lavora: servono quindi percorsi di inserimento più efficaci, aziende preparate a valorizzare la neurodiversità e ambienti accessibili che permettano a ciascuno di esprimere il proprio potenziale. La strada verso l'autonomia comincia tra i banchi di scuola. Docenti formati, continuità educativa, accessibilità e orientamento al lavoro sono strumenti essenziali per trasformare talenti e competenze in opportunità concrete. Restano poi le difficoltà nell'accesso a terapie e servizi, tra liste d'attesa, carenze del sistema pubblico e costi che pesano sulle famiglie. Troppe famiglie devono sostenere spese alte e servizi pubblici insufficienti. Sul tema dell'accessibilità non esistono solo le barriere architettoniche: esistono ambienti sovraccarichi di stimoli, spazi pubblici, scuole, mezzi di trasporto e luoghi di lavoro progettati senza considerare le diverse sensibilità sensoriali. Per garantire a ogni persona la possibilità di studiare, lavorare, partecipare e costruire il proprio futuro, è necessario progettare meglio scuole, luoghi di lavoro, servizi e spazi pubblici, coinvolgendo direttamente le persone autistiche e valorizzandone esperienze e competenze. È su questo terreno che si misura la qualità di una società libera e moderna.
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jacopo iacoboni
jacopo iacoboni@jacopo_iacoboni·
Possiamo concludere, da queso e tanti altri video, che le difese aeree della Russia sono totalmente inadeguate anche a Mosca, e i moscoviti avrebbero fatto meglio a sbarazzarsi politicamente di Putin anni fa La sicurezza di Mosca è nelle mani della benevolenza dell'SBU ucraino
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Il dato più interessante non è il 60% favorevole. È come sono favorevoli. Il gruppo più numeroso (30%) dice: "scelta utile per affiancare le rinnovabili". Un altro 30%: "via concreta, con grande attenzione alla sicurezza". Cioè, gli italiani favorevoli non sono tifosi del nucleare contro le rinnovabili. Lo vedono come complemento, e mettono la sicurezza al primo posto. L'opinione pubblica ha capito, da sola, quello che il dibattito su X continua a non capire: non è nucleare o rinnovabili. È nucleare e rinnovabili. E il trend è netto: il "sì assoluto" sale, il "no a prescindere" crolla dal 24% del 2024 al 14-16% di oggi. (Fonte: SWG, giugno 2026)
SWG@swg_research

Il 60% degli italiani è favorevoli ad un ritorno al nucleare con impianti di nuova generazione

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Stefano Farina
Stefano Farina@farinast3·
@oldyzach Just played a couple of months ago! Always fun and also works now day
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PeteZach
PeteZach@oldyzach·
Hey, did you guys also have such a beautiful office in the past? 😎 Oil Imperium (1989), Amiga
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MoVimento 5 Stelle
MoVimento 5 Stelle@Mov5Stelle·
Il fallimento totale di Giorgia Meloni in una foto.
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Davide Brunelli
Davide Brunelli@ZagDavide·
Questa è la realtà dei fatti, smontata pezzo per pezzo e ripulita dai megafoni della propaganda: la destra sta vendendo il nuovo Regolamento rimpatri UE come una svolta epocale, ma la verità è che c’è davvero pochissimo da esaltarsi. Siamo davanti a un colossale manifesto ideologico, ottimo per i titoli dei telegiornali ma destinato a infrangersi contro il muro della logistica, dell'economia e del diritto. Ecco perché questo decreto è, nei fatti, un'arma spuntata: L'illusione dei 24 mesi e i CPR: Estendere il trattenimento amministrativo fino a due anni e sdoganare gli hub esterni (stile Albania) richiede una macchina carceraria ed economica spaventosa. Mantenere migliaia di persone per 24 mesi significa spendere miliardi di euro di soldi pubblici per gestire strutture costantemente a rischio rivolta e degrado. Non è una strategia, è un default gestionale. Il bluff diplomatico: L’Europa ha un tasso di rimpatri ridicolo (circa il 20%) non per colpa di "leggi buone", ma perché manca l'accordo dei Paesi d'origine. Il rimpatrio non è un atto unilaterale: se Tunisia, Marocco o Bangladesh non riconoscono il cittadino e non lo riprendono, puoi scrivere la legge più dura del mondo, ma quella persona resta esattamente dove si trova. E questi Paesi non hanno alcun interesse economico a collaborare, dato che vivono sulle rimesse dei migranti. Lo scoglio della Magistratura: Nessun regolamento di Strasburgo può cancellare le Costituzioni nazionali, la CEDU o il diritto comunitario. I giudici hanno il dovere di applicare le leggi superiori e vagliare i ricorsi sui "Paesi sicuri". Il flop fulmineo dei centri in Albania svuotati dai tribunali lo ha già dimostrato: ogni singolo trasferimento forzato sarà sommerso da una valanga di ricorsi legali che bloccheranno la macchina. La destra ha vinto una battaglia puramente culturale e di linguaggio, ma ha partorito una norma che è carta straccia per la realtà. La firma a Strasburgo è l’1% del lavoro utile alla campagna elettorale; il restante 99% si scontra con i consolati stranieri che chiudono le porte, i bilanci statali che non hanno fondi e i tribunali che applicano il diritto internazionale. Quando i riflettori si spegneranno, i rimpatri rimarranno al palo e i cittadini si ritroveranno solo con miliardi di tasse spesi per finanziare un'illusione ottica. Altro che storia: è la solita fabbrica del fumo.
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
Ho inviato una lettera al Direttore del Messaggero per richiedere la rettifica di un articolo incredibile scritto da una delle tante penne particolarmente sensibili alle ragioni di Putin, tal Enrico Scoccimarro. Secondo l’autore la Russia avrebbe stravinto all’Aja, presso il tribunale internazionale basato sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), in un giudizio che sancirebbe ora la legittimità dell’occupazione della Crimea, della costruzione del Ponte di Kerch e del principio secondo cui le acque del Mar D’Azov sarebbero esclusivamente russe. Peccato che sia vero esattamente il contrario e che la versione riportata senza vergogna su una testata nazionale sia il copia e incolla del comunicato emesso dalla Federazione Russa. Nel pezzo si legge ad esempio che “il tribunale ha stabilito che lo Stretto di Kerch e il Mar d'Azov devono essere considerati acque interne, confermando la giurisdizione russa su tali aree”. In realtà il tribunale ha smontato questa tesi: «The Arbitral Tribunal thus cannot accept the Russian Federation's argument... and rejects the Russian Federation's first general objection». A rafforzamento di questo, la Russia sosteneva anche che dopo l'annessione illegale delle regioni di Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson nel 2022 fosse cambiato lo status sovrano. Il tribunale ha respinto anche questo punto («rejects the Russian Federation's third general objection»), riaffermando che la giurisdizione si basa sulla situazione del 2016, quando entrambi i paesi erano indiscutibilmente Stati costieri legittimi del Mar d'Azov. Nell’articolo è anche scritto che “il collegio arbitrale ha respinto anche le pretese ucraine relative allo sfruttamento delle risorse naturali, negando a Kiev il controllo sulle attività estrattive e sulle riserve ittiche presenti in quelle acque”. Una versione manipolata che spaccia per diniego, quella che è piuttosto una dichiarazione di incompetenza da parte del tribunale. L'UNCLOS (la Convenzione ONU sul diritto del mare) ha respinto le richieste ucraine, non perché infondate, ma perché non ha l'autorità legale per stabilire a quale Stato appartenga un territorio terrestre (la Crimea). A questo proposito Scoccimarro scrive anche che “la Corte ha negato che l'integrazione delle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhia e Kherson, avvenuta negli ultimi anni, rappresenti una violazione del diritto internazionale in questo contesto marittimo”. Altra manipolazione, che lascia intendere una legittimazione delle annessioni da parte dei giudici, le quali invece, nel ritenere le acque del Mar D’Azov ancora condivise è stata di fatto palesemente esclusa. Nell’articolo infine è scritto che “la Corte ha sottolineato che anche l'Ucraina non ha rispettato integralmente i propri obblighi di cooperazione internazionale necessari alla tutela dell'ambiente marino”. Ma non si trova traccia delle violazioni del diritto internazionale marittimo da parte russa nella costruzione del ponte di Kerch, elemento che si evince in ben tre punti del dispositivo. In particolare al punto 5 si legge: «Decides, unanimously, that the Russian Federation violated Article 206 of the Convention...» (La Russia ha violato l'obbligo di valutazione di impatto ambientale per il ponte di Crimea, i cavi elettrici e i gasdotti). Al punto 6 è scritto: «...violated Articles 205 and 206... by failing to publish reports...» (Ha violato l'obbligo di pubblicare e trasmettere i rapporti ambientali). Infine il punto 7: «...violated Articles 123, 192, and 194... and by failing to fulfil its duty to cooperate...» (Ha violato l'obbligo generale di protezione dell'ambiente marino e, soprattutto, ha violato il dovere di cooperazione con l'Ucraina). Dal momento che Scoccimarro non è nuovo a simili vergognose violazioni del codice deontologico, ho chiesto esplicitamente la rettifica. In caso di inadempienza procederò alla segnalazione al collegio di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, nel cui elenco è iscritto.
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Stefano Farina
Stefano Farina@farinast3·
@UModellista @Pinperepette @ora_italia Attenzione: non esiste nessun salvadanaio. I contributi sono un credito utile a calcolare il montante e da cui ottenere la cifra della pensione ma non c'è accantonamento. Il sistema a ripartizione prevede che un lavoratore futuro con i suoi contributi pagherà il tuo credito.
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Un modellista
Un modellista@UModellista·
@Pinperepette @ora_italia Ma infatti. E tra l'altro stanno diminuendo le pensioni retributive dopo trent'anni dalla riforma. Col contributivo ciascuno riceve quanto ha messo nel salvadanaio. I trasferimenti servono per assistenza e dipendenti pubblici, poiché lo Stato non versa loro i contributi...
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ORA!
ORA!@ora_italia·
Uno Stato giusto non schiaccia chi produce reddito. Ogni mese i contributi dei lavoratori finanziano le pensioni attuali. Ma i contributi non bastano per sostenere il sistema pensionistico: nel 2024 lo Stato ha trasferito all’INPS circa 180 miliardi (oltre i 300 che ottiene già dalle tasse sul lavoro). Dove vanno questi soldi? 2 milioni di pensionati percepiscono un reddito totale non superiore a una volta il minimo. 14 milioni di pensionati sono sopra la soglia minima (ogni pensionato percepisce in media 1,4 prestazioni.) €29.019 lordi è il reddito pensionistico medio, escludendo le pensioni sociali (prive di contribuzione) e gli assegni di reversibilità. E il resto degli italiani non pensionati? Secondo i dati OCSE, l’Italia è uno dei pochi Paesi sviluppati dove i pensionati guadagnano in media più dei lavoratori attivi. Intanto chi lavora: stipendi bassi, precarietà, tasse record sul lavoro. Chi è davvero fragile va protetto. Chi in passato ha ottenuto vantaggi irripetibili deve contribuire. Serve un ricalcolo graduale delle sole pensioni retributive, proporzionato all’importo percepito e al reddito familiare. Nessun intervento sulle pensioni sotto la soglia di povertà assoluta regionale. L'impatto è contenuto tra le pensioni medie (~2.100 e ~2.700 €/mese lordi). Progressivo oltre. Così risparmiamo 6–12 miliardi/anno per abbassare le tasse sul lavoro e da reinvestire in istruzione, welfare e politiche per la famiglia. Uno stato giusto deve difendere chi lavora oggi e chi lavorerà domani. Serve riequilibrio, ORA!
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Stefano Farina
Stefano Farina@farinast3·
Dopo pranzo mi accingo ad un lungo pomeriggio di lavoro, con formazione utenti e test strumentali. Ho bisogno di un po' di carica, un motivetto che rappresenti la situazione. music.youtube.com/watch?v=AiOs7n…
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Ander Bruckestand
Ander Bruckestand@Ander_Bruckes·
Ieri c'è stato l'evento organizzato da @europeisti_eu. Fra i partecipanti c'erano alcuni dei politici che stimo di più in assoluto. Da semplice elettore posso dire che mi auguro con tutto il cuore che questo progetto abbia successo. L'Italia ne ha un gran bisogno.
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nicola fratoianni
nicola fratoianni@NFratoianni·
Al lavoro. Per cambiare l’Italia. Segnatevi queste date: 8 e 15 luglio. Ci vediamo presto!
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